Il Tirreno

«Ero sicuro di comprare una casa»

«Ero sicuro di comprare una casa»

Valdo Spini sul banco dei testimoni per il caso Doria Un altro acquirente: doveva essere l'appartamento della vecchiaia

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 MASSA. Anche Valdo Spini è sfilato ieri mattina sul banco dei testimoni. Perché anche il noto politico è tra gli acquirenti degli appartamenti della Rta Doria. Alla sbarra con l'accusa di lottizzazione abusiva e truffa Fabrizio Covini e Massimo Fialdini. Imputato anche Alide Gibertini a cui è contestata soltanto la lottizzazione abusiva e che potrebbe uscire dal processo. Il suo avvocato ritiene che ci siano le condizioni per il proscioglimento. Se ne discuterà nella prossima udienza, il 16 novembre.  Il racconto del politico. Qualche attimo di imbarazzo prima della testimonianza di Spini quando l'avvocato di Covini, Riccardo Balatri, chiede al giudice Antonella Dragotto di mettere a verbale la presenza della moglie del politico, l'architetto Mariella Zoppi che avrebbe preso appunti relativi alle testimonianze precedenti. Spini, costituitosi parte civile, ha ricostruito la vicenda: «Chi pratica il lungomare - ha spiegato - ricorderà che c'era un cartello con la scritta "vendonsi" appartamenti». Spini ha spiegato che tre elementi gli avrebbero confermato che stava acquistando, per 280milioni, un appartamento: il fatto che gli fosse permesso di comprare come prima casa, la particolarità che il bene era accatastato come A2 (civile abitazione) e infine il fatto che Spini si accollasse il mutuo contratto dalla Fedo srl (la società che compra l'immobile e ne fa una rta) con il Monte dei Paschi. «Dei 280milioni pagati - continua Spini - 90 erano di mutuo». Ad incalzare il politico ci hanno pensato Riccardo Balatri, legale di Covini e Alberto Rimmaudo, difensore di Massimo Fialdini. «Un uomo come lei, ben più colto della media - ha domandato Balatri a Spini -, se non sa cosa sia una rta, perché non reagisce in alcun modo quando, durante la lettura del contratto, sente ripetere quel nome 11 volte?». E Spini si difende spiegando che il contesto era di completa fiducia, che esisteva una società di gestione unitaria, la Doria srl appunto, e che l'appartamento era acquistato come prima casa.  L'altro testimone. Convinto di comprare un appartamento anche l'altro testimone in aula, Sergio Germani, che racconta: «Pensavo di abitarci, figuriamoci che in quella casa credevo di viverci e di morirci».

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