Il Tirreno

Un’odissea: la donna ha tentato di togliersi la vita, la nipotina è stata molestata da un orco

Droga in carcere al figlio

Alessandra Vivoli
Il carcere di Massa e a destra l’avvocato Raffaele Giumetti
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Il carcere di Massa e a destra l’avvocato Raffaele Giumetti

La madre disperata: io non c'entro, sono perseguitata

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 CARRARA. È accusata del delitto più infame: di aver portato la droga in carcere a Massa, al figlio detenuto. Quando ha saputo che per lei si sarebbe aperto il procedimento giudiziario ha tentato un gesto estremo, ed è stata salvata, in extremis, dal marito. Una storia difficile e delicata quella che vede come protagonista una madre e una nonna coraggio.   L'odissea di una madre. Una donna alle prese con un figlio 35enne tossicodipendente, in carcere per cumulo giuridico di pene. E con una nipotina che, a soli 13 anni, ha già vissuto l'incubo delle molestie sessuali ad opera di un anziano vicino di casa. Una vicenda drammatica quella di questa madre e nonna che ogni sabato, con la nipotina più grande (quella di 13 anni, mentre la sorellina di 4 rimane a casa) prende il treno da Spezia alle 3 del mattino, per andare a trovare il figlio nel carcere di Imperia, dove è stato trasferito da circa un mese. Un viaggio massacrante: rientrano all'ora di cena.  Questa madre disperata ha deciso di sfogarsi e di lanciare un appello alla politica e alle istituzioni. Affinché il figlio, trasferito a Imperia, possa essere riavvicinato.   Droga in carcere: il figlio sta male. La vicenda comincia nel settembre del 2008 quando il figlio, ora assistito dall'avvocato Raffaele Giumetti, viene arrestato all'uscita dal lavoro. Per un cumulo giuridico di pene (superiore ai cinque anni) legato a reati precedenti quali l'utilizzo di assegni o carte di credito rubate, si aprono per lui le porte del carcere, dove deve scontare 5 anni e 6 mesi.  «In carcere mio figlio diventa sempre più depresso - racconta la madre - Viene sottoposto al trattamento farmacologico di disintossicazione e poi si doveva avviare il percorso terapeutico dal punto di vista psicologico».  A questo punto viene formalizzata, dal legale, la richiesta di arresti domiciliari dove poter continuare il percorso di uscita dalla droga. «Una settimana prima della decisione - racconta la madre con l'avvocato Giumetti seduto accanto - mio figlio prende una pasticca di subpramina, un potente calmante catalogato fra le sostanze stupefacenti. Si sente male e viene ricoverato in infermeria. Io non vengo neppure avvisata».   Il trasferimento a Imperia. «Il giovane viene interrogato, senza la presenza di un legale - fa notare l'avvocato Giumetti - e dichiara di aver avuto la droga dalla madre, che gliel'avrebbe portata cucita dentro l'elastico di un paio di pantaloni della tuta. Viene effettuata una perquisizione in cella e rinvenuta altra eroina. La polizia penitenziaria autorizza, a quel punto, anche una perquisizione a casa della madre: che non è mai avvenuta».  Ma intanto la madre è all'oscuro di tutti e i colloqui in carcere con il figlio continuano: «Ci fu solo un divieto all'area verde, dovevamo vederci in sala, non in giardino».   «Ho fatto il tuo nome per coprire qualcuno». Tutto smebra come sempre. Ma non è così. «Sono venuta a sapere, proprio da mio figlio cosa era successo - racconta piangendo la madre - mi disse proprio queste parole:"Ho fatto il tuo nome per coprire qualcuno"». «A quel punto ho perso la testa - continua - ho provato a parlare con il direttore e con la polizia penitenziaria, ma ho trovato tutte le porte chiuse. Volevo sporgere denuncia, ma mi fu consigliato di muovermi in quel senza perché mio figlio era in carcere e avrebbe potuto avere problemi».  E la donna segue il consiglio. Ma dopo circa un mese va in carcere a Massa, con le nipotine di 13 e 4 anni, a trovare il figlio e ha un'amara sorpresa. «Non sapevano dirmi dov'era - continua - ho aspettato due ore e sono andata in escandescenze,: ho chiesto di parlare con il direttore che non mi ha neppure ricevuto. Alla fine mi hanno detto che era stato trasferito ad Imperia, per la storia della droga».  Ma l'odissea della madre prosegue. «Dopo pochi giorni ho saputo che il pm Manotti aveva concluso le indagini e che ero accusata di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravato dal fatto che avevo portato la droga in carcere e- dice piangendo - Ho provato a togliermi la vita: mi ha salvato in tempo mio marito».  E così questa nonna coraggio ha ricominciato, per le nipotine, i viaggi in carcere. Questa volta a Imperia. «Ci porto solo la bimba più grande - dice - l'altro sabato siamo partire alle tre di notte e siamo tornate a casa alle otto di sera».   L'appello di nonna coraggio. La donna conclude il suo sfogo con un appello. «So che mio figlio ha sbagliato e deve pagare - dice - ma chiedo che sia avvicinato e che, soprattutto, in carcere possa stare bene. E non metta a rischio la sua vita. Perché quella pasticca, in cella a Massa, non l'ho portata io».  E per nonna coraggio anche una spina nel cuore. Una vicenda per cui, negli anni passati aveva chiesto già più volte aiuto alle autorità e alla politica nazionale. E questa volta non riguarda il figlio, ma la nipotina che adesso ha da poco compiuto 13 anni.  «Alcuni anni fa venne portata da un vicino di casa nel suo scantinato, provò a toccarla e molestarla - racconta - Quell'orco non è andato nemmeno in carcere,s olo ai domiciliari. Mia nipote ha vissuto un incubo che forse non dimenticherà mai. E adesso deve sopportare anche il lungo calvario del suo papà. L'altro sabato, quando siamo andate in carcere a trovarlo abbiamo pianto, in treno, per tutto il tempo».

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