Sicurezza
Cimitero del Mirteto, prime condanne e un'assoluzione
Claudio Figaia
Dodici rinvii a giudizio per le cremazioni horror, in quattro patteggiano
3 MINUTI DI LETTURA
Tutti, o quasi, a processo per lo scandalo del cimitero del Mirteto. A quasi due anni dal blitz dei carabinieri (era il 14 agosto del 2008) che portò all'arresto di 13 persone e alla denuncia di altre nove (alcune poi uscite dal processo), arriva la svolta decisiva nel procedimento penale. Sono le 19,30 quando il giudice dell'udienza preliminare Ermanno De Mattia - al termine di un'udienza di sei ore - emette i primi verdetti sulla vicenda delle cremazioni truffaldine nel camposanto cittadino. Verdetti in buona parte attesi dagli avvocati difensori e che suonano come una convalida dell'impianto accusatorio di carabinieri e procura (Il pm Federico Manotti era, al termine della lunghissima udienza, visibilmente soddisfatto).
Ma con qualche sorpresa.Come l'assoluzione al termine del rito abbreviato - chiesto dal suo avvocato Franco Bertolini - di Giovanni Salvatori, accusato di corruzione (assieme a Enzo Pucci, dipendente di Euroservizi) per un presunto traffico di crocefissi in ottone - valore tra i 7,5 e 35 euro a pezzo - asportati alle bare che dovevano essere cremate. In sostanza, Salvatori, titolare di un'impresa di pompe funebri, avrebbe ricevuto da Pucci una decina di croci smontate dalle bare per poi riavvitarle su bare nuove. In cambio, avrebbe ricevuto per Natale bottiglie di vino e spumante, dolci e panettoni. "Assolto perchè il fatto non costituisce reato" è stata la sentenza del gup De Mattia; il pm ne aveva aveva chiesto la condanna a due anni. Hanno patteggiato la pena, invece, Luciano Del Sarto (un anno e 8 mesi di condanna), dipendente del Comune di Pisa; Giancarlo Rizzi (un anno e mezzo); Ernesto Ceccarelli (2 anni e 8 mesi), entrambi dipendenti di Euroservizi. Patteggiamento con condanna pesante - 4 anni e 10 mesi -, anche per Enzo Pucci, di Euroservizi, arrestato nel 2007, considerato uno degli snodi principali dell'organizzazione che, secondo la procura, lucrava sulle cremazioni e che ha rivelato molti retroscena di quanto accadeva al Mirteto.
Rinviati a giudizio tutti gli altri personaggi coinvolti in questa scabrosa vicenda. A cominciare dai più noti: Renato Alibani, titolare all'epoca dei fatti Euroservizi che gestiva il forno crematorio di Mirteto; Renzo Fialdini, funzionario del Comune, all'epoca dei fatti responsabile dell'Uficio cimiteri - per lui, tra l'altro, l'accusa di non avere controllato e denunciato quanto avveniva nel forno crematorio e di avere incassato 5mila euro da Alibani -; il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, il quale dovrà rispondere dell'imputazione di favoreggiamento, di avere cioè acquisito notizie riservate sulle indagini in corso poi riferite ad Alibani, accompagnate da suggerimenti sulle condotte da tenere per sottrarsi alle investigazioni. Completano l'elenco delle persone rinviate a giudizio: Silvano Carmagnola, Alessandro Dazzi, Piero Dell'Amico, Marco Grassi, Maurizio Guerra, Enrico Paladini, Luca Pelletti, Michela Santucci, Alan Tonazzini. Esce dal processo, infine Roberto Sacchi, appuntato dei carabinieri, accusato di avere rivelato a Michela Santucci, titolare di una rivendita di fiori nelle vicinanze del cimitero (la quale, invece, è stata rinviata a giudizio), che nei locali del forno crematorio erano state piazzate delle telecamere "a fini investigativi". Processo per dodici persone, ha dunque sentenziato il Gup. La prima udienza è fissata per il 15 dicembre di fronte al tribunale collegiale di Massa. In fondo, tutto deve essere ancora deciso.
Ma con qualche sorpresa.Come l'assoluzione al termine del rito abbreviato - chiesto dal suo avvocato Franco Bertolini - di Giovanni Salvatori, accusato di corruzione (assieme a Enzo Pucci, dipendente di Euroservizi) per un presunto traffico di crocefissi in ottone - valore tra i 7,5 e 35 euro a pezzo - asportati alle bare che dovevano essere cremate. In sostanza, Salvatori, titolare di un'impresa di pompe funebri, avrebbe ricevuto da Pucci una decina di croci smontate dalle bare per poi riavvitarle su bare nuove. In cambio, avrebbe ricevuto per Natale bottiglie di vino e spumante, dolci e panettoni. "Assolto perchè il fatto non costituisce reato" è stata la sentenza del gup De Mattia; il pm ne aveva aveva chiesto la condanna a due anni. Hanno patteggiato la pena, invece, Luciano Del Sarto (un anno e 8 mesi di condanna), dipendente del Comune di Pisa; Giancarlo Rizzi (un anno e mezzo); Ernesto Ceccarelli (2 anni e 8 mesi), entrambi dipendenti di Euroservizi. Patteggiamento con condanna pesante - 4 anni e 10 mesi -, anche per Enzo Pucci, di Euroservizi, arrestato nel 2007, considerato uno degli snodi principali dell'organizzazione che, secondo la procura, lucrava sulle cremazioni e che ha rivelato molti retroscena di quanto accadeva al Mirteto.
Rinviati a giudizio tutti gli altri personaggi coinvolti in questa scabrosa vicenda. A cominciare dai più noti: Renato Alibani, titolare all'epoca dei fatti Euroservizi che gestiva il forno crematorio di Mirteto; Renzo Fialdini, funzionario del Comune, all'epoca dei fatti responsabile dell'Uficio cimiteri - per lui, tra l'altro, l'accusa di non avere controllato e denunciato quanto avveniva nel forno crematorio e di avere incassato 5mila euro da Alibani -; il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, il quale dovrà rispondere dell'imputazione di favoreggiamento, di avere cioè acquisito notizie riservate sulle indagini in corso poi riferite ad Alibani, accompagnate da suggerimenti sulle condotte da tenere per sottrarsi alle investigazioni. Completano l'elenco delle persone rinviate a giudizio: Silvano Carmagnola, Alessandro Dazzi, Piero Dell'Amico, Marco Grassi, Maurizio Guerra, Enrico Paladini, Luca Pelletti, Michela Santucci, Alan Tonazzini. Esce dal processo, infine Roberto Sacchi, appuntato dei carabinieri, accusato di avere rivelato a Michela Santucci, titolare di una rivendita di fiori nelle vicinanze del cimitero (la quale, invece, è stata rinviata a giudizio), che nei locali del forno crematorio erano state piazzate delle telecamere "a fini investigativi". Processo per dodici persone, ha dunque sentenziato il Gup. La prima udienza è fissata per il 15 dicembre di fronte al tribunale collegiale di Massa. In fondo, tutto deve essere ancora deciso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
