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Appaltopoli in carcere, il contabile risponde da Sollicciano alle accuse e nega ogni ipotesi di corruzione

Cantone: i lavori a casa mia? Regolarmente pagati

Il carcere di Massa e in alto Salvatore Cantone
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Il carcere di Massa e in alto Salvatore Cantone

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 MASSA. Nessuna ammissione di colpevolezza, ma difesa a spada tratta della correttezza delle sue azioni. Salvatore Cantone, contabile dell carcere cittadino, arerstato la settimana scorsa nell'operazione Do ut Des sugli appalti truccati nella casa circondariale risponde a tutte le domande della sostituto procuratore Rossella Soffio. Lo fa (lo ha fatto) nel carcere di Sololicciano dove, ieri mattina, ha affrontato un interrogatorio fiume (dalle 9,30 alle 14), assistito dagli avvocati Paolo Fraschini e Luca Pietrini. Cantone non si è tirato indietro e ha fornito un quadro - a parere dei legali puntuale ed esauriente - su quanto accadeva nel carcere.  In particolare, per quanto riguarda l'accusa di corruzione - cioè di essersi fatto fare lavori nella sua abitazione da una ditta in cambio di favori per l'aggiudicazione di appalti all'interno della casa circondariale - Cantone avrebbe spiegato che quei lavori sono stati regolarmente pagati alla ditta in questione. Quanto alla riunione in cui avrebbe cercato di intimidire altri dipendenti, minacciandoli di ritorsioni nel caso in cui avessero raccontato all'esterno quanto accadeva, Cantone avrebbe sostenuto che in realtà si è trattato di una normale riunione in cui aveva voluto informare i colleghi dell'estistenza di un'indagine. Sulla turbativa d'asta, infine, la linea difensiva è: non avevo controllo decisivo sull'assegnazione degli appalti.  La difesa annuncia adesso la richiesta al tribunale del riesame di revoca o attenuazione delle misure cautelare.

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