Il Tirreno

Al mare gratis? Marina dice no

Ilaria Bernardini
Al mare gratis? Marina dice no

I balneari bocciano "lo sciopero" contro la Bolkestein: c'è crisi, bisogna lavorare

3 MINUTI DI LETTURA





Questa volta a proclamare lo sciopero non sono operai o impiegati. Ad incrociare le braccia sono i balneari. Ebbene sì e il loro sciopero non creerà disagi all'utenza, ma - questa è la singolarità - vantaggi belli e buoni. Perché il 20 luglio si andrà al mare senza pagare. Anche se l'idea, sponsorizzata dal Sindacato italiano balneari (Sib), a Massa non piace. Insomma, chi da queste parti si era messo in testa di godersi mare e sole a costo zero, non si illuda. I titolari di stabilimenti sono sul piede di guerra contro la direttiva europea Bolkestein, che mette in discussione le concessioni, ma la scelta dello sciopero come forma di protesta in quel di Massa non convince.

Il perché lo spiega Roberto Aliboni, presidente di Riviera Apuana: «L'iniziativa è partita da alcuni bagni di Pisa, noi non la condividiamo. Riteniamo che sia una modalità inadeguata per affrontare il problema. Non solo, ma chi vuole può andare al bagno gratis, ci sono le spiagge libere - chiarisce - e i varchi pedonali per raggiungere la battigia. Questa mi pare - conclude - una protesta un po' pacchiana. La stagione è cominciata il primo luglio, mi sembra dura pensare di rinunciare ad una giornata di lavoro con questi venti di crisi. Anzi, io sconsiglio ai colleghi di scioperare». Allora come muoversi per manifestare contro la Bolkestein? «Come è stato fatto finora - spiega Aliboni - con tavoli ufficiali e proposte concrete».

Al presidente di Riviera Apuana la direttiva non fa paura: «Non sono terrorizzato dalla Bolkestein. Penso che i balneari della zona abbiano l'esperienza e i meriti per vincere il bando di gara previsto per l'assegnazione. Da anni lavorano e investono sulla spiaggia, credo che il loro impegno verrà riconosciuto». Anche Marco Luccetti, titolare del bagno Gelosia alla Partaccia (oltre che rappresentante dell'associazione dei campeggiatori) sembra poco convinto dell'opportunità di questo "sciopero" anche se riconosce la necessità di «mandare un segnale. A mio avviso, togliere le concessioni a coloro che hanno investito negli stabilimenti sarebbe profondamente ingiusto. Ci sono persone che hanno contratto dei mutui, e senza il bagno non sarebbero in grado di pagarli, né di ammortizzare le spese. Siamo disponibili a protestare in altri modi e ci confronteremo su questo con Riviera Apuana».

Sono dello stesso avviso anche i titolari del bagno Ida, a Ronchi, già messi a dura prova dall'erosione: «Non intendiamo aderire alla protesta, ma bisogna fare qualcosa perché la direttiva è poco sensata e del tutto immotivata. Abbiamo acquistato il bagno diciotto anni fa con un grosso investimento e adesso rischiamo di perderlo». La sostanza della legge tanto contestata, in effetti, è proprio questa. Non è previsto indennizzo o risarcimento per chi si vede revocare la concessione. «E per quale ragione, poi? - continuano dal bagno Ida - Sarebbe comprensibile se i gestori facessero male il loro lavoro o non pagassero le tasse, ma qui tutti fanno le cose correttamente».

Anche il titolare del bagno Malù non è persuaso dell'opportunità della protesta: «Le manifestazioni di piazza non danno risultati sul lungo termine e non coinvolgono l'opinione pubblica. Occorre invece lavorare con i sindacati e gli enti governativi per risolvere la situazione di incertezza in cui si trovano gli stabilimenti. Molti credono che i balneari siano dei privilegiati che lavorano pochissimo, ma la realtà è ben diversa - chiarisce il titolare del Malù - un bagno è costoso e richiede molto impegno e tanta fatica». La protesta del 20, dunque, raccoglie pochi consensi in terra apuana.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze