Il Tirreno

Appaltopoli. Gli inquirenti aprono un’inchiesta anche per la rivelazione di segreti d’ufficio

Una talpa informava Iodice

Chiara Sillicani
<b>IL BLITZ.</b> Il direttore Salvatore Iodice al momento dell&#146;arresto
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IL BLITZ. Il direttore Salvatore Iodice al momento dell’arresto

Qualcuno in Procura gli avrebbe passato notizie

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 MASSA. Un'inchiesta nell'inchiesta. Perché mentre gli inquirenti indagano sul carcere e sugli appalti, un'altra indagine prende il via. Con l'iscrizione di un procedimento penale «per la fattispecie di cui all'articolo 326 del codice penale». In parole più semplici, per aver rivelato ed utilizzato segreti d'ufficio. Tradotto: in Procura potrebbe esserci una talpa.  Qualcuno che avrebbe "passato" notizie sulle indagini e sul loro progredire. In particolare avrebbe informato il direttore del carcere Salvatore Iodice. Ma chi sia la talpa gli inquirenti non sono in grado di dirlo, tanto che il procedimento penale è a carico di ignoti. Che esista un'indagine perché qualcuno in Procura "parlava un po' troppo" si scopre leggendo le ultimissime pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Laghezza. E il riferimento all'indagine sulla rivelazione del segreto d'ufficio entra in ballo quando gli inquirenti spiegano la necessità di misure cautelari (arresto in carcere per 8 persone e domiciliari per un solo indagato). In particolare il riferimento, in quelle ultime pagine, è al direttore del carcere e al contabile Salvatore Cantone.  L'arresto sarebbe necessario perché «il pubblico ministero deve completare indagini particolarmente complesse, non solo in considerazione del numero degli indagati, ma anche della tipologia delle condotte criminose in contestazione». Insomma, il timore degli inquirenti è che le prove siano inquinate. Iodice, infatti - questa la tesi dell'accusa - avrebbe mostrato di «poter disporre (in relazione al ruolo istituzionale svolto) di "entrature" nella stessa Procura della Repubblica». E proprio grazie a quelle "entrature" - come le definiscono gli inquirenti - sarebbe venuto a conoscenza «già nel novembre del 2009 dell'esistenza di un procedimento penale per abuso di ufficio a carico di ignoti concernente, in particolare, una ditta che sarebbe stata favorita nell'attribuzione delle commesse all'interno del carcere». E, a conferma di questa tesi, ci sarebbe una intercettazione. E quelle notizie arrivate a Iodice - secondo la Procura - sarebbero «un fatto gravissimo e potenzialmente devastante per le indagini». Poi, nell'ordinanza si legge un'importante precisazione: «Si ponga mente al fatto che quando Iodice ha ricevuto la notizia, le investigazioni si trovavano in fase embrionale». Insomma, secondo gli inquirenti, qualche beninformato avrebbe "passato" notizie al direttore del carcere, rischiando di inficiare il buon esito delle indagini. E quindi gli investigatori avrebbero aperto un altro procedimento: un'indagine nell'indagine, come si diceva. Per scoprire la talpa.

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