Il Tirreno

L’accusa è di omicidio preterintenzionale, la vittima colpita con un pugno (ma la difesa nega e andrà in appello)

Lite al parcheggio, condannato

Vittorio Gasparotti la vittima della lite al parcheggio
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Vittorio Gasparotti la vittima della lite al parcheggio

Morì un cardiopatico, cinque anni al camionista carrarese

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 CARRARA. Cinque anni: è questa la condanna inflitta all'autotrasportatore carrarese Stefano Ferrari, 31enne (che comunque resta in libertà), accusato di aver ucciso "oltre le proprie intenzioni" con un pugno, il vicino di casa cardiopatico, il 65enne Vittorio Gasparotti. Si chiude così il primo grado del processo - celebrato con il rito abbreviato - di una drammatica vicenda che risale all'8 dicembre del 2008, legata ad una banale lite relativa ad un parcheggio.  Il pm Rossella Soffio aveva chiesto 12 anni di reclusione (otto con lo sconto previsto dal rito prescelto), ritenendo il 31enne carrarese colpevole di omicidio preterintenzionale, con le aggravanti dei futili motivi e delle condizioni di salute della vittima. L'avvocato difensore Giuseppe Ricciotti aveva invece chiesto l'assoluzione per il suo assistito, ritenendolo del tutto estraneo al decesso del vicino di casa.  Secondo una ricostruzione del caso, il pensionato stava uscendo dal suo posto (per invalidi) e avrebbe trovato difficoltà a immettersi nella strada principale a causa di alcune auto posteggiate male. A quel punto era nata la lite; Gasparotti era poi andato in ospedale e lì era morto, a causa di un infarto.  Secondo l'avvocato Ricciotti, Ferrari non avrebbe mai colpito con un pugno il Gasparotti e non avrebbe compiuto «nessuna azione tesa a colpire il vicino di casa». In questo, ha spiegato, avvalorato dalle risultanze delle perizie secondo le quali non sarebbero emersi traumi in qualche modo collegabili con il successivo infarto fatale. Di tutt'altro avviso la pm Rossella Soffio.  La parte civile era rappresentata dall'avvocato Paolo Barsotti. Il giudice De Mattia ha emesso come detto sentenza di condanna a cinque anni, e una provvisionale a favore della parte civile di 15mila euro. L'avvocato difensore, una volta lette le motivazioni, quasi certamente proporrà appello per cercare di vedere riconosciuta la piena innocenza del proprio assistito.

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