Il Tirreno

La "cricca" e quei pranzi nei ristoranti chic

Chiara Sillicani
La "cricca" e quei pranzi nei ristoranti chic

E Cantone propone di chiamare dal telefono della Cgil

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 MASSA. Tutto il lavoro della Procura finisce in un'ordinanza di custodia cautelare che è un faldone impossibile da stringere con due mani.  Intercettazioni. E quello che appare con chiarezza è che senza intercettazioni l'indagine sarebbe stata monca. O forse non ci sarebbe mai stata.  Le chiacchierate - accordi secondo gli inquirenti - vengono intercettate. E non si tratta soltanto di intercettazioni telefoniche, ma anche ambientali. Perché la cimice segue Iodice ovunque vada. È stata piazzata nel suo telefono cellulare, e quando lui lo porta con sé, gli investigatori lo ascoltano. Con le intercettazioni telefoniche la Procura ricostruisce i movimenti, scopre i luoghi di incontro abituali. E con le ambientali scopre di cosa si parla in quegli incontri.  A pranzo nei locali vip. Le decisioni non vengono mai prese, infatti, in luoghi istituzionali, ma durante pranzi di lavoro. E in ristoranti eleganti, raffinati. La"cricca", come già è stata battezzata, non sceglieva luoghi qualsiasi e amava atmosfere chic e cibi prelibati, pranzava, infatti, da Riccà, alla fine di viale Mattei o alla Conchiglia, lungo il viale a mare. Due ristoranti di pregio, da guida (i locali e i loro proprietari chiaramente non hanno nulla a che vedere con l'indagine).  E secondo gli inquirenti, spesso a pagare, in contanti o con carta di credito, sarebbe proprio Prospero (per gli amici Renato) Santacroce.  Le strisciate del badge. L'attività di indagine è intensissima. E si concentra anche sugli orari di lavoro del direttore del carcere. Per capire se, una volta passato il badge, fosse affettivamente al lavoro fino alla strisciata serale che avrebbe dovuto decretare l'uscita dall'ufficio. Quando la Procura ha in mano i tabulati relativi agli orari di servizio, individua discrepanze tra le timbrature e l'effettiva presenza del direttore in carcere. Tanto che si ipotizza un danno alle casse dello Stato. Soprattutto perché secondo gli inquirenti spesso venivano registrate ore di straordinario non effettuate. E quando Iodice avrebbe dovuto essere a lavoro capitava- secondo gli inquirenti - che fosse invece fosse altrove, magari in piscina. Il 12 febbraio 2009, ad esempio, secondo i tabulati sarebbe stato in carcere dalle 8 e tre minuti fino alle sei meno cinque, facendo ben 232 minuti di straordinario.  Secondo gli inquirenti è, invece, entrato alle 9 e 30 del mattino ed è uscito alle cinque del pomeriggio. Nella stessa giornata, alle due sarebbe iniziata la sua lezione di nuoto. Chissà che ne direbbe il ministro Brunetta? Visto che, solo per questa particolare giornata, gli inquirenti ipotizzano una frode di 145 minuti di straordinario (oltre due ore). Chiaramente - questa la tesi dell'accusa - qualcuno avrebbe strisciato il badge per conto del direttore, come confermerebbero alcune intercettazioni.  Le telefonate dalla Cgil. Anche il contabile Salvatore Cantone viene intercettato. Parla con il direttore del carcere, Salvatore Iodice. C'è un momento in cui emerge il sospetto che qualcuno li ascolti. Durante un incontro con il direttore, Cantone - secondo la Procura - avrebbe più volte espresso la preoccupazione che Iodice abbia microspie in ufficio. E in una telefonata, Cantone dice: «Lo chiamo dal sindacato, dal telefono del sindacato... tanto non penso che il telefono del sindacato sia sotto controllo oppure mi faccio prestare il cellulare dal... da mio collega».  E, infatti, alla Procura risulta che Cantona abbia usato anche «un'utenza intestata a "Camera del Lavoro di Massa Carrara da cui chiama Santacroce e gli lascia un messaggio in segreteria dicendogli: "Eh Renato sono Salvatore ehm ti volevo parlare, ciao"».

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