Sicurezza
Gare finte, accordi e fatture gonfiate
Chiara Sillicani
Le ditte non facevano i lavori, ma prendevano soldi: nessuno le controllava
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MASSA. Una vicenda complessa quella che ha portato martedì mattina all'arresto di nove persone. E ne vede indagate - questa la novità rispetto a ieri - altre 8. Il cuore di quell'intricato rapporto tra imprenditori, funzionari e dirigenti del Ministero, sono i lavori eseguiti al carcere di Massa. L'inchiesta parte a seguito di un esposto del 14 agosto 2008. Il 28 novembre di quell'anno Salvatore Iodice, direttore del carcere, è iscritto nel registro degli indagati. Un anno dopo circa arrivano le analisi della polizia sulle opere svolte in carcere dal 2005 al 2007. E per gli inquirenti ci sono troppe «incongruenze e anomalie di natura procedurale e contabile». La somma urgenza che non c'è. Secondo gli investigatori spesso all'interno del carcere, senza validi motivi, i lavori sarebbero stati dichiarati di somma urgenza. Quando sussiste l'urgenza, infatti, è obbligatorio l'appalto. Ma se l'urgenza è somma, beh, allora la cosa cambia: si può prescindere dalla procedura prevista. Un chiaro esempio è la gara per i lavori ad un locale chiamato la Rotonda. Carlo Bernardini, responsabile unico del procedimento, con Santacroce, avrebbero redatto il verbale di somma urgenza, in base ad un sopralluogo - secondo l'accusa - mai effettuato. Tendola Stefano, direttore lavori avrebbe «attestato falsamente l'avvenuto sopralluogo». Si fa la gara, ma solo per finta. La gara dei fari - questa l'accusa - sarebbe stata apparente, «solo teoricamente venivano fatte partecipare più ditte». Perché la Ciesse di Santacroce avrebbe presentato un preventivo prima della gara. Non soltanto, Iodice e l'imprenditore avrebbero fatto apparire l'offerta - diversamente dal vero - come la più vantaggiosa. I lavori sarebbero anche stati svolti diversamente da quanto preventivato, ma la ditta sarebbe stata pagata comunque. Non solo, per il "favore" Iodice avrebbe accettato la promessa di ricevere soldi da Santacroce. Una gara da 20mila 665 euro. E a determinarne l'esito favorevole alla Ciesse sarebbero stati anche Salvatore Cantone, il contabile e Carlo Bernardini, del ministero delle infrastrutture. Nessun controllo sulle fatture. Le ditte, chiaramente, portavano il conto. Ma capitava - questo sostengono gli inquirenti - che nessuno controllasse se le cifre richieste corrispondevano ai lavori eseguiti. Così sarebbe accaduto per interventi di ripristino e revisione degli impianti elettrici nei reparti lavorazioni industriali. Iodice avrebbe omesso qualsiasi controllo sulle ore fatturate e Cantone avrebbe omesso qualsiasi contestazione. Nel luglio 2006 altri interventi all'impianto elettrico, in infermeria. Lavori, secondo gli inquirenti «apparentemente effettuati». Santacroce avrebbe emesso una fattura da 1.780 euro e il Ministero della Giustizia ha pagato. Stessa cosa - sempre secondo l'accusa - per la gara dei cancelli: nessun controllo da parte di Iodice e Cantone. E il copione si sarebbe ripetuto anche in altre occasioni, come a seguito di una tromba d'aria. Accordi tra imprese. Poi chiaramente c'erano gli accordi, come nel caso della gara per il pozzo artesiano per un importo di 23mila euro. Sarebbero «scattati accordi - si legge negli atti - per interessi comuni nella ripartizione dei lavori tra Santacroce e altri imprenditori e disponendo false offerte sì da predeterminare l'assegnazione alla Comies». Anche qui con relazioni che attesterebbero la somma urgenza. Accordi simili anche per la gara per l'area verde, in questo caso favorendo l'assegnazione a Arte giardini, rappresentata da Massimo Antonelli. Niente valutazione dei tecnici. Ma c'è anche un altro caso: quello di lavori fatti senza chiedere all'organo competente in materia di «valutare la congruità e dei prezzi e di svolgere un qualsiasi controllo sulla rispondenza dei lavori fatturati a quelli svolti. È il caso delle due gare per le porte antincendio.
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