Il Tirreno

«Più trasparenza sugli affidamenti»

Emanuela Ferrari, dell'Italia dei Diritti, chiede tutele per i cittadini

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 MASSA.Sull'operazione "do ut des" e i nove gli arresti di ieri mattina interviene anche Emanuela Ferrari, responsabile per la Toscana dell'Italia dei diritti, il movimento nato nel 2006 e impegnato appunto nella difesa dei diritti del cittadino. «Non conosco ovviamente i dettagli dell'operazione che è oggetto d'indagine da parte della Squadra Mobile di Massa.  Direi - prosegue - che il nome (do ut des, appunto) è alquanto eloquente per dedurre come la spinta degli interessi sottesa alla truffa ai danni dello Stato, al falso, alla concussione e alla turbativa d'asta, sia in grado di orientare e condizionare le scelte economiche e sociali, anche a livello locale. Comprendere questi meccanismi è essenziale anche nell'indirizzare le attività di contrasto, nella duplice valenza preventiva e repressiva.  La considerazione e il calcolo dei costi della corruzione - continua Emanuela Ferrari - la comprensione delle dinamiche "sotterranee" che sorreggono certe scelte di allocazione di risorse o di politica economica, costituiscono terreno fertile per svegliare le coscienze e sollecitare l'attenzione dei media e della società civile in generale, sulle variabili che condizionano la qualità della spesa pubblica e, in ultima analisi, lo sviluppo economico del territorio e la vita dei cittadini.  Diventa infatti determinante per contrastare il fenomeno - sottolinea la responsabile del movimento - la trasparenza sulle modalità di affidamento delle opere pubbliche e dei servizi.  Penso ad esempio, alle trattative private, alle procedure di urgenza, alle proroghe di affidamenti. Necessaria è anche la limpidezza sulle modalità e sull'effettività dei controlli preposti. In certi casi - continua la Ferrari - si limita il condizionamento ad accordi di piccole dimensioni o a pagamenti per "oliare" il sistema burocratico, ma spesso ci si muove secondo i meccanismi della "grande corruzione", che segna il sopravvento degli interessi di un gruppo di privati rispetto al potere decisionale del pubblico.  In questo caso, gli effetti distorsivi non si producono solo sul piano economico, ma giungono a minare la credibilità delle istituzioni e a danneggiare lo stesso tessuto della società civile».

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