Il Tirreno

I risvolti dell’operazione “Do ut des”, partita da una gola profonda

Intercettazioni indispensabili E, forse, non è ancora finita

Intercettazioni indispensabili E, forse, non è ancora finita

1 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. «Questa indagine non sarebbe stata possibile senza il ricorso a intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti del direttore della casa circondariale Salvatore Iodice e degli altri arrestati». Il procuratore Federico Manotti lo dice esplicitamente, gli altri inquirenti lo fanno capire in modo altrettanto esplicito. No, senza gli "ascolti" questa presunta appaltopoli massese non sarebbe stata scoperta. L'indagine, tuttavia, si basa anche su altri riscontri. Sull'esame delle carte sequestrate in carcere e agli indagati, su testimonianze e riscontri documentali.  Il lavoro degli inquirenti è partito nella primavera del 2009, dopo alcune segnalazioni arrivate dall'interno dell'amministrazione carceraria - una specie di gola profonda - e, pare, anche da lettere anonime. Il quadro ricostruito pazientemente dalla polizia e dal Nic (il nucleo investigativo della polizia penitenziaria che ha, dunque, indagato anche sui suoi stessi colleghi) coordinate dal sostituto procuratore Rossella Soffio è stato convalidato dal Gip Giuseppe Laghezza, che ha firmato i nove ordini di arresto eseguiti ieri mattina.  «Da una parte funzionari pubblici che pensavano al loro rendiconto personale; dall'altra imprenditori che ottenevano appalti grazie alla corruzione. Il tutto a danno di cittadini e aziende onesti». Così il procuratore Manotti sintetizza il quadro emerso dalle indagini. Che, forse, daranno altri risultati.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web