Il Tirreno

«Emergenza cinghiali, occorre ampliare la caccia»

Valerio Ercolini coordinatore provinciale di Caccia Ambiente
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Valerio Ercolini coordinatore provinciale di Caccia Ambiente

Valerio Ercolini dice no alla proposta di allargare i confini del Parco dell'Appennino

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 FIVIZZANO. Valerio Ercolini, coordinatore provinciale di Caccia Ambiente, interviene in merito alla proposta di allargare i confini del Parco dell'Appennino tosco-emiliano da parte del consigliere di minoranza Almo Farina.  «Siamo fermamente contrari a quanto proposto da Farina al sindaco di Fivizzano e ai gruppi consigliari - scrive tra l'altro Ercolini - dato che Farina non è nuovo a simili interventi come il mondo venatorio e agricolo apuano ha avuto modo di conoscere quando propose nel lontano 1989-90 all'amministrazione provinciale la costituzione della Zona di ripopolamento e cattura lungo il fiume Magra, nel tratto compreso fra Aulla e Pontremoli. Ancora oggi a oltre 20 anni ci ritroviamo questa zona gestita dalla Provincia la quale dopo il fallimento gestionale provinciale per scrollarsi di dosso tutte le sue responsabilità, dava l'affidamento della gestione di questa zona all'Atc e ripresa poi dopo alcuni anni di gestione perchè anche l'Ambito territoriale caccia non era stato capace di gestirla, tutto questo con un'immenso sperpero di denari (si parla di milioni di euro) senza che sia mai stato catturato un solo capo di selvaggina nobile stanziale da immettere sul restante territorio dell'Atc».  Ercolini prosegue dicendo che «Questa Zrc in tutti questi anni oltre allo sperpero di denaro e servita solo come rifugio per i cinghiali, a creare discariche a cielo aperto (era stata fatta anche denuncia) e per il bracconaggio, questo anche perchè l'assessore provinciale in un'assemblea pubblica convocata dall'Atc presso il comune di Aulla avrebbe dichiarato che lui le guardie provinciali a fare i controlli di notte non le mandava: con questa affermazione e come se avesse rassicurato i bracconieri. Nella nostra Provincia sono state costituite 36 tra divieti e riserve di caccia, a questi divieti vi è da aggiungere i numerosi parchi tra cui quello dell'Appennino tosco-emiliano. Tutte queste zone sono servite solo a salvaguardare gli ungulati e in particolare il cinghiale che la notte percorre anche 40-50 km per poter mangiare, per poi rientrarvi prima che faccia giorno: infatti i cinghiali sono aumentati notevolmente, arrecando danni agli agricoltori, tutto questo grazie a chi ha voluto i parchi».  E la conclusione: «Come partito dei cacciatori, pescatori e agricoltori proponiamo per arginare la piaga cinghiali un mese in più di stagione venatoria da calendario venatorio, poter cacciare il cinghiale anche con il terreno coperto dalla neve come avviene in altre provincie, dare la possibilità alle squadre di poterlo cacciare a rotazione anche nei parchi e divieti in modo d'arginare i danni agricoli e scongiurare malattie come la peste suina. Altro che rilanciare turismo e sanità come dice Farina: come turismo si riferiva ai cinghiali che vanno da un parco all'altro?».

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