Il Tirreno

Appaltopoli entra in carcere

Appaltopoli entra in carcere

Corruzione, gare truccate, favori ad amici e amiche: nove arresti

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In carcere c'erano già entrati parecchie volte. Per ragioni di lavoro. Ora ci sono tornati, passando però da un altro ingresso: quello che porta dietro le sbarre. Un blitz clamoroso quello compiuto ieri all'alba dalla squadra mobile di Massa e dagli uomini del Nic (polizia penitenziaria) di Roma; un blitz che sembra avere svelato - e fermato - una tangentopoli in salsa carceraria. 

Gare pilotate, appalti assegnati ad amici e amiche in cambio di favori (leggi mazzette ma anche cene e lavoretti di manutenzione nelle case private). Questo ha scoperto l'indagine condotta dal sostituto procuratore della Procura di Massa Rossella Soffio, che ha portato all'arresto di nove persone: il direttore della casa circondariale cittadina Salvatore Iodice - l'uomo che portava Buffon e Lippi a parlare ai detenuti e che ha inventato la Galeotta, la squadra di calcio formata da reclusi (e secondini) - e otto tra imprenditori privati e funzionari del ministero delle Infrastutture. Una tangentopoli, appunto; o una cricchetta apuana, con molte somiglianze con il "modus operandi" della cricca nazionale, quella dei Baldini e Anemone.

Il blitz è scattato all'alba, condotto dagli agenti della squadra mobile guidata da Enrico Tassi e dai colleghi del Nic, Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria di Roma con il responsabile Luca Bontempo. Hanno bussato alle porte degli indagati, dalla Spezia e Montignoso e li hanno portati in vari carceri sparsi per la penisola. Non in quello di via Pellegrini, ovvio, dove - secondo l'accusa - si compivano gli illeciti. Per cinque giorni - come ha chiesto il pm e come ha disposto il gip - non potranno parlare con gli avvocati difensori.

Un sistema di corruzione e favoritismi ben rodato quello che, secondo la procura avevano messo a punto gli indagati (nei confronti dei quali, tuttavia, non c'è l'accusa di associazione a delinquere); «una violazione ripetuta e sistematica dei doveri di chi lavora nella pubblica amministrazione», per dirla con il procuratore Federico Manotti che ha alla stampa ha spiegato - a fianco della sostituto Soffio e dei dirigenti della polizia - i principali passaggi dell'inchiesta.

Quarantasei i capi di imputazione contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare per i nove firmata dalla procura. «Ad ogni accertamento un illecito», traduce il capo della Mobile Enrico Tassi, a sottolineare come gli appalti per i lavori fossero di importi non molto rilevanti - un intervento di manutenzione da 20mila euro una volta, l'installazione di impianti elettrici per 100mila euro un'altra - ma anche come a ogni gara si utilizzassero illeciti per favorire poche ditte a discapito di altre. E poi, come corollario, l'uso dell'auto blu per scopi privati, il direttore in piscina dopo avere timbrato il cartellino. «Non si faceva mancare nulla, il direttore Iodice», dice il procuratore Manotti. 

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