Il Tirreno

Detenuto tenta il suicidio bevendo il detersivo «Una situazione a rischio»

Detenuto tenta il suicidio bevendo il detersivo «Una situazione a rischio»

Il direttore del carcere Iodice rilancia l'allarme «Sei in celle da due persone e la rabbia esplode»

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MASSA. Era stato portato pochi giorni prima in carcere perché doveva scontare un residuo di pena di un mese. In cella c'era già stato e non ci voleva tornare, neppure per quattro settimane. Magrissimo, con problemi di tossicodipendenza. Nemmeno trentenne. L'altra sera era particolarmente scosso e ha aspettato il buio per prendere un flacone di detersivo che si trovava sotto il lavandino e se lo è scolato. Forse sarebbe morto se un agente penitenziario non si fosse accorto quello che era avvenuto. Così è stato portato in infermeria e i medici gli hanno fatto una lavanda gastrica. Adesso sta bene, anche d'ora in poi verrà tenuto in infermeria per controllarlo ventiquattro ore su ventiquattro. A raccontare l'episodio è il direttore della casa circondariale di via Pellegrini, Salvatore Iodice. E lo fa per sottolineare come le condizioni in carcere - non solo in quello di Massa - sia sempre più insopportabili. Iodice ne ha fatto un dovere professionale quello di ribadire ogni volta che così la detenzione crea più danni che altro. E lo dice quando alle sue dimissioni potrebbero mancare pochi mesi (ha fatto domanda dopo la manovra, ma non è detto che non ci ripensi): «La nostra struttura dal punto di vista architettonico va bene, il problema è che in una cella da due persone ce ne stanno sei. È chiaro che poi si rischiano episodi come quello capitato a quel povero ragazzo. Uno che in carcere per un residuo di pena di un mese forse sarebbe stato meglio mandarlo in comunità». Ma il tentato omicidio è soltanto la punta dell'iceberg: «Nella sezione C gli agenti fanno una fatica enorme a tenere la situazione sotto controllo. Ci sono elementi particolarmente violenti. E il problema è che si trovano persone in attesa di giudizio, arrestati in flagranza. Difficile da gestire». E Iodice non si sorprende neppure della lettera che il tossicodipendente ha inviato al Tirreno (vedi box): «Purtroppo è tutto il sistema carcerario a dover essere rifondato, ma sembra non importare a nessuno», conclude il direttore.

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