Toscana
Pdl spaccato sull'abolizione, Lega Nord all'attacco
◗
Un momento dellincontro di ieri a Palazzo Ducale E il consiglio provinciale vota all'unanimità: accorpamento incostituzionale
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Pdl in «confusione» nella questione della soppressione della Provincia di Massa Carrara. Da una parte ci sono Lucio Barani e Iacopo Ferri, rispettivamente deputato alla Camera e consigliere regionale del Popolo delle Libertà. I due hanno salutato con soddisfazione il provvedimento - poi stralciato - del governo che prevedeva l'abolizione delle piccole province. Barani attribuendosi anche il merito di avere abbassato la soglia della popolazione per far rientrare la provincia apuana tra quelle da tagliare. Dall'altra parte, però, c'è il gruppo in consiglio provinciale del Pdl. Che ha votato, assieme alla maggioranza, l'ordine del giorno dell'Unione province nazionale (Upi) contro la ipotesi di soppressione delle province sotto i 220 mila abitanti. Una spaccatura in cui affonda senza pietà la sua critica la Lega Nord: «Mentre i dirigenti del partito fanno i 'boia' della nostra istituzione, i consiglieri provinciali del Pdl hanno sostenuto il mantenimento della provincia. Con una decisione coerente e responsabile, che delegittima la linea e le esternazioni del coordinatore nonché consigliere regionale del Pdl, dell'onorevole Lucio Barani e del coordinamento comunale massese», scrive Federico Meanti, segretario del Carroccio apuano. «Noi non vogliamo - prosegue - diventare sudditi di Lucca, e lo abbiamo detto con forza a Roma, tuttavia all'amministrazione provinciale massese e alle altre province chiediamo rigore e progetti concreti e capaci di alzarne il livello. Quelle che continueranno ad essere 'sprecone', in una logica federalista sarà davvero impossibile continuare a difenderle». Un ammonimento in un certo senso racepito dallo stesso ordine del giorno approvato all'unanimità dal consiglio provinciale. Che affermasi, tra l'altro, di condividere «lo sforzo che tutto il sistema politico ed istituzionale, attraverso un processo di riordino e di semplificazione del sistema istituzionale, debba fare per la riduzione della spesa pubblica e che, in quel contesto venga affrontato anche il tema dei costi della politica». Il Consiglio provinciale ha inoltre espresso «assoluta contrarietà all'abolizione delle piccole Province perché ciò indebolirebbe uno dei livelli di democrazia su cui è fondata la Repubblica» e ha sottolineato «l'incostituzionalità rispetto alle procedure di modifica delle circoscrizioni provinciali previste dall'articolo 133, della Costituzione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
