Sicurezza
La Cisl: «Alla Barsanti sciopero sbagliato»
◗
Marco Battistini segretario Fim Cisl Ancora divisioni tra i sindacati. La Fiom: giusto reagire
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. La rottura tra sindacati si fa sentire anche nella vicenda Barsanti. Se Cgil, Cisl e Uil sono grosso modo d'accordo nel condannare il licenziamento del lavoratore "spiato", provvedimento ritenuto "illegittimo", meno lo sono sulle strategie da adottare a tutela del lavoratore e sull'analisi di ciò che quel licenziamento mette in evidenza. Marco Battistini, segretario provinciale di Fim -Cisl ha aspettato qualche giorno dopo lo sciopero indetto da Fiom e Ulim («non mi sono mai messo di traverso sullo sciopero di altre organizzazioni nemmeno dei Cobas»), per attaccare. Ma attacca senza sconti, proprio sull'organizzazione dello sciopero. «Certo, sentire i nostri iscritti che ci chiedevano perché la Fim non aderisce o non fa comunicati per motivare la non adesione, non è stato piacevole. Ma ora che lo sciopero è stato fatto, posso dire che no ci piace essere coinvolti e poi non essere ascoltati; non ci piace vedere sulla stampa l'uscita solitaria di uno studio legale, forse un confronto diretto al tavolo e non sulla stampa con tutti e tre i legali avrebbe portato l'azienda a non procedere immediatamente al licenziamento del lavoratore. Forse, un confronto serrato con le istituzioni su questo caso importante, avrebbe fatto capire all'azienda che su questa persona ha avuto veramente un comportamento scorretto e persecutorio». Per Battistini, poi sbagliato è stato proclamare uno sciopero provinciale dei metalmeccanici «sapendo, per esperienza, che, in questi casi, inasprire il rapporto con le aziende si ripercuote sul lavoratore ingiustamente licenziato. Avrei preferito - prosegue - che non si dicesse al mondo intero che alla Barsanti c'è un clima di questo tipo: si cerca di tutto per attrarre investimenti in questo territorio e poi facciamo di tutto per fare andar via le aziende territorio, mettendo a rischio altri lavoratori». L'attacco finale è tutto per la Fiom che «tira dritto senza ascoltare gli altri. Se questa è la strada allora meglio soli che male accompagnati...». Alessio Castelli, che della Fiom è segretario, replica invece a Paolo Mazzanti della Uilm, secondo il quale "in Barsanti non c'è clima intimidatorio". «Comprendo il disagio dei lavoratori della Barsanti, ma il problema è che se ci fosse stato quel dialogo con l'azienda che solo oggi auspicano, forse non saremmo arrivati a questo punto. Non è stata una volontà del sindacato creare la situazione odierna. Ma sono fatti concreti: un lavoratore, delegato sindacale, è stato licenziato a nostro avviso illegalmente ed è dunque giusto reagire sindacalmente ed è un bene che tutti sappiano quale atteggiamento tiene l'azienda verso i delegati scomodi. Per quanto questo possa disturbare l'azienda e danneggiarne l'immagine, il lavoratore licenziato ha il diritto di difendersi sindacalmente, siamo ancora in democrazia, e questo è consentito». Ad ogni modo, prosegue Castelli, «se l'azienda intende cancellare il provvedimento di licenziamento, per la Fiom non ci saranno problemi a sedersi a un tavolo per risolvere le problematiche. Mazzanti, comunque, sa bene che non sarebbe il primo caso in cui l'azienda viene condannata dal giudice per atteggiamenti illegittimi». Il segretario della Fiom conclude con un auspicio e una sfida: «Attendiamo che il giudice del lavoro dia a breve la sua sentenza, vedremo a quel punto se Barsanti Macchine la rispetterà. In caso contrario vedrei complicata una difesa dell'azienda sotto il profilo della legalità e della tolleranza nei confronti di chi fa realmente sindacato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
