Il Tirreno

LA PROCURA

Erano stati chiesti 30 anni di relcusione

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 AULLA. Trent'anni di carcere.  È quanto aveva chiesto, nel marzo scorso, il procuratore generale di Genova, per Clara Maneschi.  Una richiesta che avrebbe potuto cambiare decisamente l'epilogo (almeno quello scritto fino ad ora nelle aule giudiziarie) della vicenda di sangue che vede come protagonista la Maneschi. Trent'anni di carcere sarebbero stati, infatti, giusto il doppio della pena comminata a Massa (15 anni) dal giudice Alesandro Ranaldi.  Alla fine per la 47enne di Pian di Follo che il 17 novembre del 2007 (era un sabato) fece uccidere il marito Maurizio Cioni, 49 anni, dall'amico cacciatore Giordano Trenti è stata confermata dalla corte di assise d'appello di Genova la condanna a 15 anni decisa dal tribunale di Massa con rito abbreviato.  Il reato contestato all'impiegata spezzina è il concorso in omicidio volontario e premeditato.  Lo stesso tribunale di Genova, riunito in camera di consiglio aveva inoltre confermato la provvisionale di 100mila euro a testa nei confronti dei due figli di primo letto di Cioni, del fratello e della mamma della vittima.  Insomma per la Maneschi, a livello pratico, non cambia nulla. Resta in carcere a Pisa e dovrà scontare, come già stabilito a Massa, 15 anni di reclusione.

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di Redazione Pisa