Finanza
La proposta. In cambio, il Ministero trasferirà al Comune un terzo dei soldi recuperati
Master a caccia di evasori
C.S.
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LA SOCIETA. Un dipendente di Master al lavoro nel suo ufficio L'idea del presidente è aiutare lo Stato a scovare i furbetti
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MASSA. È nata da poco, muove i primi passi, e per ora lentamente. Eppure Master punta in alto e potrebbe diventare - almeno nelle intenzioni del suo presidente, Giulio Andreani - qualcosa di più di una società pubblica di riscossione. Allora per i massesi con il vizietto dell'evasione potrebbero davvero arrivare tempi duri. Non solo tributi, insomma. Ma qualcosa di più e di diverso dai bollettini. Master potrebbe aiutare lo Stato a tener d'occhio i furbetti. Come? Beh, innanzitutto fornendo dati sui beni immobili. E al Ministero basterebbe un raffronto tra reddito dichiarato e proprietà per farsi un'idea dei potenziali evasori. Hai una casa da 400 metri al mare, ma dichiari 30mila euro l'anno? Qualcosa non torna. Lo Stato da parte sua può contare soltanto sui dati relativi al valore catastale, Master, invece, potrebbe fare qualcosa di più, fornendo informazione sul valore reale degli immobili. E non è finita, perché la società potrebbe svolgere anche attività "di controllo" e passare al Ministero materiale non documentale. In parole semplici, la società farebbe quello che facciamo tutti noi, quando proprio non ci tratteniamo dal notare che il vicino di casa,con un lavoro standard, conduce una vita da vip, tra locali e macchinoni. Ma la domanda è: Perchè mai Master, che di lavoro ne ha già parecchio e che ancora è in fase di rodaggio, dovrebbe scovare evasori? La risposta è semplice: per soldi. Perché a chi gli dà una mano, lo Stato garantisce un ritorno economico. Il decreto 600 del 1973 disciplina l'accertamento delle imposte sui redditi (in parole povere i controlli sulle nostre dichiarazioni) e prevede anche la collaborazione dei Comuni. Una norma "riesumata" dalla manovra Tremonti. Il Comune collabora e in cambio ottiene un terzo del gettito recuperato da redditi evasi. Insomma, una parte delle tasse che tornano nelle casse statali, viene ceduta agli enti locali che hanno dato una mano per incastrare i furbetti. Quindi, ammettendo che si recuperino 3 milioni di euro, uno di questi tornerebbe a Master, tradotto: alle casse comunali. Certo se a Master spettasse anche questo compito avrebbe bisogno di personale e del massimo della funzionalità. Assunzioni quindi. I costi, se il meccanismo funzionasse, verrebbero ammortizzati con i ritorni dallo Stato e il guadagno sarebbe assicurato. Una potenzialità o forse soltanto il tentativo del Ministero di dare un contentino agli enti locali alle prese con la riduzione dei trasferimenti. Certo è che la vita per gli evasori potrebbe farsi dura: a tenerli d'occhio sarebbe non un ente lontano e quasi evanescente, ma il più concreto Comune.
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