Il caso Barsanti scuote il sindacato
Claudio Figaia
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Il presidio ai cancelli di Barsanti Macchine Ieri il presidio. Uilm: sciopero giusto, ma in azienda non ci sono intimidazioni
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MASSA. Sciopero con presidio ieri dei lavorator metalmeccanici per protestare contro il licenziamento di un dipendente della Barsanti Macchine Spa, pedinato dall'azienda durante il periodo di malattia e trovato più volte fuori casa. Fiom e Uilm hanno così voluto riaffermare il loro impegno a difesa dei diritti dei lavoratori e contro quesot provvedimento, ritenuto illegittimo e intimidatorio. Ma questo caso clamoroso e controverso (Barsanti Macchine si dice assolutamente sicura della liceità dell'attività di "spionaggio" e del licenziamento; i sindacati sostengono l'opposto) sta facendo emergere divisioni e distinguo anche tra i sindacati. Il fatto che Cisl non abbia aderito allo sciopero è già un segnale in questo senso. A cui si aggiunge ora, la voce di Paolo Mazzanti, delegato della Rsu Barsanti e iscritto alla Uil Metalmeccanici. «Giustissimo e doveroso protestare a questo licenziamento», dice in premessa il rappresentante sindacale (che, non a caso, era tra i partecipanti al presidio organizzato da Uilm e Fiom davanti ai cancelli dell'azienda). Ma occorre tenere distinti - aggiunge - questo caso particolare dal quadro generale: «Io sono il primo a difendere i miei compagni di lavoro. Ma quando sento dire che alla Barsanti c'è un clima di intimidazione, quando sento parlare di tentativi di punire e piegare chi fa attività sindacale in azienda, quando qualcuno sostiene che nella nostra azienda si respira aria da ferriera dell'Ottocento, beh non ci sto». Perché, per Mazzanti, le cose alla Barsanti Macchine stanno in tutt'altro modo. «Non vedo proprio azioni persecutorie. Io faccio il delegato sindacale da anni, con i dirigenti mi confronto, a volte litigo. Ma non ho mai subito azioni scorrette. Barsanti Macchine ha sì cento dipendenti, ma è condotta in modo quasi famigliare, i problemi cerchiamo di risolverli evitando formalità e conflitti. Faccio un esempio: l'azienda ha chiesto il ricorso alla Cigo per 25 dipendenti. Ebbene, nella rotazione ha sempre cercato di penalizzare meno chi ha famiglia, chi ha situazioni economiche particolarmente difficili... Anche questo conta». Anche perché, conclude il delegato Uilm, «il rischio che si corre è di dare un'immagine sbagliata di Barsanti Macchine. Con ripercussioni negative sulla clientela, sul mercato. E questo non possiamo permettercelo. Non possiamo correre il pericolo di restare tutti a casa solo per il gusto di polemizzare con l'azienda». Intanto, però, continuano ad arrivare interventi di tutt'altro segno. Come il comunicato della rappresentanza sindacale unitaria di Nuovo Pignone. Durissimo contro l'azienda: «Barsanti Macchine per verificare le condizioni di salute di un dipendente, invece che usare i consueti canali (Inps e medici competenti) si è rivolta ad un investigatore privato. Dopo poco tempo, questo lavoratore è stato licenziato. Questa azione è gravissima, è un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori e deve essere stroncato sul nascere. Il messaggio che Barsanti Macchine vuole dare è chiaro: colpire chi rappresenta i lavoratori per indebolire i lavoratori». Al presidio c'era anche Simone Ortoti, consigliere di Sel il quale «si augura che il consiglio comunale approvi un ordine del giorno che chieda il reintegro del lavoratore licenziato».
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