La manifestazione
Sciopero contro il licenziamento
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Lo stabilimento Barsanti Macchine Spa Stamani presidio alla Barsanti. Il Pd: l'azienda ritiri il provvedimento
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MASSA. Fiom Cgil e Uilm chiamano tutti i lavoratori del settore metalmeccanico della provincia allo sciopero generale contro il licenziamento alla Barsanti Macchine. Lo sciopero è stato proclamato per oggi e sarà di due ore, le ultime di ogni turno. Non aderisce, invece, la Fim Cisl che non è rappresentata alla Barsanti ma che in precedenza aveva comunque espresso solidarietà al lavoratore licenziato. Stamani, dalle 12 alle 14 i sindacati organizzeranno un presidio davanti ai cancelli dell'azienda dalle 12 alle 14. A sostegno, spiegano in una nota le segreterie provinciali di Fiom e Uilm «della condanna per l'illegittimo atteggiamento aziendale, che ha visto licenziare un lavoratore scomodo, impegnato nel sindacato». Intanto, continuano ad arrivare attestati di solidarietà al dipendente licenziato da Barsanti Macchine Spa dopo essere stato "pedinato" dall'azienda durante il periodo di malattia e "scoperto" fuori casa a organizzare le nozze della figlia. La segerteria comunale del Pd rivolge un appello alla azienda affinché «non si interrompano i fili del dialogo, riportando la gestione della vicenda ad un confronto volto alla risoluzione positiva delle tematiche in oggetto». «Non è certo compito nostro - afferma il Pd - entrare nel merito della vertenza ma riteniamo che nel nostro territorio, in un momento di grave difficoltà occupazionale, nessuno possa permettersi di perdere anche un solo posto di lavoro». I Democratici chiedono dunque «un atto di buona volontà» alla Barsanti, cioè il ritiro del licenziamento. Per Severino Meloni dell'Italia dei Valori occorre andare «oltre la solidarietà» e ragionare sulla dimensine e responsabilità sociale dell'impresa. «Le modalità di licenziamento della Barsanti Macchine che dal 1898 propone una tecnologia italiana di qualità - dice -, rappresentano una visione arcaica e fordista della gestione d'impresa, che lede sia la dignità del lavoratore, sia la reputazione della stessa azienda nei confronti della collettività. Riteniamo quindi - prosegue - che la responsabilità sociale d'impresa, pur non essendo in grado di appianare tutti i conflitti, è sicuramente uno strumento che può prendere il posto delle tecniche tradizionali di gestione del personale che purtroppo ancora vigono in molte imprese». Solidarietà arriva anche dalla Tenda del lavoro: «Il delegato Fiom a schiena dritta si è battuto per i diritti dei lavoratori e questo ai padroni non piace». La Rsu dell'Argol Spa (indotto Pignone) parla di «licenziamento provocatorio che si configura come attacco ai diritti basilari dei lavoratori». Per Carc e Asp, infine, il licenziamento «non è un colpo di testa dei dirigenti di Barsanti, ma il frutto di un clima instaurato dalle politiche antidemocratiche e anti sindacali del governo».
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