Il Tirreno

Scintille al processo Tibi Dabo

Secondo l'accusa sono troppi i testimoni della difesa

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 MASSA. È stato rinviato al 3 novembre il processo al Tibi Dabo, il locale notturno sequestrato nel 2007 dopo un blitz anti prostituzione. Ma l'udienza di ieri è stata davvero agitata: il pubblico ministero, Federico Manotti, visto l'ennesimo rinvio per chiamare a testimoniare altre quattro persone, si è parecchio arrabbiato perché il processo va avanti da più di due anni. E alcuni dei testimoni che verranno sentiti a novembre dovevano già presentarsi in aula altre volte. Per un motivo o per l'altro invece non si sono fatti vedere. non solo: un testimone, una ragazza polacca, non si sa dove sia finita e nonostante l'avvocato della difesa - Alessandro Maneschi - abbia un numero di un telefono cellulare lei all'utenza non si è mai fatta trovare. A parlare ieri alcune ballerine, che hanno raccontato quello che accadeva nel night. Era la volta dei testi della difesa e quindi le donne hanno negato alcuni addebiti dell'accusa, anzi hanno fatto capire che chi ha denunciato il tutto alle forze dell'ordine forse lo ha fatto per motivi personali. Sul banco degli imputati il titolare del Tibi Dabo, Paolo Cattaneo.  A testimoniare nelle scorse udienze oltre alle ragazze anche alcuni agenti che hanno partecipato all'operazione, fermando anche dei clienti che erano usciti dal night per consumare un rapporto nella loro auto.  La difesa del titolare però sostiene che Cattaneo di queste prestazioni non ne sapesse nulla e che erano frutto di accordi privati tra la ragazza e il cliente. L'accusa la pensa diversamente: secondo la ricostruzione degli inquirenti le entreneuse non si dovevano limitare a bere in compagnia.  Dovevano soddisfare in tutto e per tutto i clienti. Anche perché le consumazioni erano a buon mercato: sei euro quella dell'uomo, sedici quella della ragazza che si sedeva al tavolino insieme a lui.  Chi decideva di appartarsi (praticamente tutti) pagava a seconda di quanto tempo si intratteneva con la ragazza. Trenta minuti potevano costare anche cento euro, a seconda di che ragazza aveva scelto: l'avvenenza della ballerina - oggettiva - faceva la differenza tra mezz'ora e mezz'ora. Il costo della prestazione sessuale saliva anche a seconda di dove il cliente decideva di appartarsi. Più conveniente la dark room all'interno del night della Partaccia, più cara invece la gita fuori porta con consumazione in auto o in alcuni appartamenti.  La ballerina si assentava per più tempo e i minuti che stava fuori venivano conteggiati e poi trascritti in una sorta di registro che il mattino dopo veniva presentato alla entreneuse. Registro poi trovato dalle forze dell'ordine e servito nell'indagine arrivata poi a processo. A novembre, è la speranza del pubblico ministero, forse ci sarà anche la sentenza del collegio (Failla, Aracri e De Mattia).

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