Il dolore
Scandalo telefonini. Critiche agli inquirenti e spiegazioni dettagliate sulle spese e sulle persone chiamate
«Ora vi dico io come sono andate le cose»
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SCANDALO TELEFONINI. Quattro ex assessori a processo Marco Andreani scrive un libricino per difendersi dall'accusa di peculato e lo dà ai consiglieri
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MASSA. Marco Andreani parla chiaro fin da subito: di dimissioni neanche a discuterne, renderà conto al consiglio comunale. Detto e fatto. Ma il Presidente fa le cose in grande, «perché ha la coscienza a posto» e la sua innocenza vuole gridarla. Così mette nero su bianco le sue ragioni. E il risultato è un pamphlet in cui l'ex assessore ripercorre tutta la vicenda. E quel pamphlet è consegnato ai consiglieri. Ma Andreani non esclude di farlo circolare in città perché i massesi «conoscano la vicenda nel dettaglio». Una sorta di brochure stampata a spese dell'ex assessore all'innovazione (lui garantisce). Perché - precisa Marco Andreani - qualcuno non polemizzi o pensi che ho stampato il documento a spese della Presidenza del consiglio. Dodici pagine con tanto di titoli e capitoletti in cui si ripercorrono i fatti, dall'inizio delle indagini al rinvio a giudizio per peculato, con l'accusa di aver usato per scopi privati i telefoni cellulari del Comune, in dotazione. Un documento in cui Andreani non teme di esporsi, né di criticare l'operato degli inquirenti. «Fino ad ora non sono mai stato sentito e non ho mai avuto modo di chiarire le mie ragioni, ma sono finito - aggiunge - al pubblico ludibrio. Ora voglio che sia chiaro di cosa stiamo parlando». Così il presidente non ha timori quando definisce "grave e superficiale" l'affermazione degli inquirenti per cui "il traffico dall'estero non è pertinente ai fini istituzionali". E aggiunge: «Un'indagine più seria avrebbe rilevato e rivelato che tutte le amministrazioni contemplano tale possibilità». E ancora: «Il metodo interrogatorio adottato dagli inquirenti della guardia di finanza appare certamente avere una costante psicologica comune nel senso "che le persone in gran parte ne sono rimaste intimidite"». L'accusa che riguarda le telefonate fatte dall'estero (istituzionali - garantisce Andreani) viene definita «ridicola e grossolana». Poi il Presidente del consiglio comunale scende nel dettaglio, indica gli importi delle telefonate contestate (439 con l'iva - scrive - se si escludono quelle dall'estero) e spiega chi sono le persone che hanno ricevuto le chiamate e che tipo di rapporto intrattengono con lui, «sempre in relazione al ruolo che ricopro». E in quel libricino chiarisce anche le 300 telefonate ad una dipendente. «Si tratta - ribadisce quanto sottolineato a margine dell'udienza peliminare - di una persona che segue «la segreteria politico-amministrativa: collabora, organizza e dirige tutte le attività». Insomma, il braccio destro di Andreani, come esponente dell'Udc. «La spesa per il servizio wap - prosegue - nel periodo contestato è di40 euro e 63 centesimi, di 28,52 le chiamate parentali». Il pamphlet termina ripercorrendo le conclusioni delle inquirenti «che giustificano la richiesta inquisitoria». Per Andreani si tratta di conclusioni «azzardate» e ricorda che «la determinazione del dirigente escludeva la possibilità di attivare l'opzione dual» per distinguere le chiamate private da quelle istituzionali fatte con il telefonino in dotazione. Insomma, una difesa ad oltranza che ha acceso polemiche e farà parlare di sé ancora per giorni.
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