Il dolore
Muore schiacciato da un blocco
Alessandra Vivoli
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L’arrivo del sindaco Angelo Zubbani alla Tekno spedizioniOperaio di 58 anni stritolato dietro al container in manovra
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CARRARA. Hanno sentito un urlo, straziante. E i compagni di lavoro si sono fermati. Hanno immediatamente bloccato il carrello e la manovra di carico. Lui, Claudio Bertolini, 58 anni, era rimasto schiacciato dietro al container: fra il cassone e un blocco. È morto al pronto soccorso dell'ospedale: aveva il bacino stritolato. Un'emorragia interna che gli ha arrestato il cuore. All'inizio i colleghi, nel piazzale della Tekno spedizioni di viale Galilei, hanno pensato che si fosse spezzato una gamba. I soccorsi sono stati immediati sono arrivate due ambulanze: sembrava che tutto fosse andato per il meglio. Ma il cuore di questo operaio, ex autotrasportatore, che fra un mese sarebbe andato in pensione, ha cessato di battere al Pronto soccorso. Per lui un secondo, e fatale, appuntamento con la morte: sei anni fa, quando lavorava ancora come camionista per la ditta Orlandi, una vipera era fuoriuscita da un container, in porto. E lo aveva morsicato. Per lui era cominciata una lunga odissea: il suo organismo era stato minato da quel veleno. Era diventato invalido. E così non aveva più potuto guidare i tir. Adesso lavorava nel piazzale. Alla Tekno spedizioni era già la quinta volta che lo chiamavano, nei periodi di maggior lavoro. Ieri però non doveva occuparsi di caricare i container. Quello lo facevano altri due colleghi: uno sul maxi carrello elevatore. Uno a terra. Ma Claudio non riusciva a stare fermo, come ricordano i colleghi e il datore di lavoro. E così si era messo a pulire il piazzale: a bruciare in un bidone di latta arbusti, legni e sporcizia. All'improvviso, per cause ancora da accertare, si allontanato ed andato a passare proprio dietro il container, a pochi centimetri dai blocchi di marmo. Forse -provano ad azzardare i compagni di lavoro, aveva visto qualche pezzo di legno o qualche erbaccia da togliere. Ma, in quel preciso momento, durante la movimentazione, il container in cui era gi stato posizionato un blocco di una decina di tonnellate ha fatto uno scarto di circa trenta centimetri. Claudio è rimasto intrappolato, fra il cassone e il blocco. E non ha avuto scampo. «Era cosciente - raccontano i colleghi - Anche quando lo hanno messo sulla barella e lui continuava a dire che aveva male alla gamba sinistra. Parlava, non sembrava un uomo sul punto di morire. Gli abbiamo detto che saremmo andati a trovarlo nel pomeriggio. E invece era l'ultima volta che lo vedevamo». I compagni di lavoro si disperano. C'è cordoglio anche da parte degli ex colleghi, gli autotrasportatori che stavano entrando in deposito proprio mentre ne uscivano le due ambulanze. Il bidone di latta in cui l'operaio 58enne stava bruciando le erbacce stava ancora fumando quando arrivata la notizia della sua morte. Nessuno riesce a spiegarsi come un lavoratore esperto come Claudio Bertolini possa avere fatto un movimento del genere. Lui così attento e preciso, stando alle prime ricostruzioni, sarebbe andato dietro il container, proprio mentre era in corso la manovra di carico. E sgusciando dalla destra, quindi del tutto invisibile al collega che movimentava il carico da terra. «E' stata questione di un attimo - dicono i compagni - abbiamo sentito un urlo terribile di dolore». Il lavoro si fermato. Ma per Claudio la condanna era già scritta. Sul posto sono arrivati immediatamente gli agenti della polizia municipale e i tecnici dell'Asl per i rilievi del caso e per raccogliere le testimonianze dei colleghi di lavoro. Il container che ha schiacciato contro il blocco di marmo Claudio Bertolini, è stato posto sotto sequestro. Claudio Bertolini lascia nel dolore la moglie, Lucilla Giunti e i figli, Nicolò di 33 anni e Thomas di 28 anni.
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