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MASSA.Una famiglia distrutta quella dell'operaio di 35 anni che martedì si è ...
Rossana Lazzini
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I carabinieri indagano sulloperaio suicida 3 MINUTI DI LETTURA
MASSA.Una famiglia distrutta quella dell'operaio di 35 anni che martedì si è tolto la vita impiccandosi nel capannone della ditta per cui lavorava. Una famiglia che però ci tiene a sottolineare che Francesco non aveva problemi economici. Anche se sono spuntate due lettere, indirizzate ai genitori e alla compagna, che dicono il contrario. «Non è vero che aveva dei debiti - spiegano i familiari -. Era un ragazzo meraviglioso, aveva il suo lavoro e amava moltissimo i suoi bambini». Una vita normale con i problemi che possono avere tutte le coppie che devono mandare avanti una famiglia con due figli, le bollette da pagare, la spesa, ma niente di più ed è per questo che adesso i genitori, la moglie e anche gli amici non riescono a comprendere questo gesto disperato. L'uomo ha tentato di spiegarlo nei due biglietti. Forse in quelle due pagine scritte prima di togliersi la vita ha provato a spiegare il perché, parole che più avanti forse potranno servire in futuro. Forse alla base di questo gesto estremo c'è la depressione, male oscuro che prende tante persone senza un motivo particolare e che può portare anche al suicidio. Secondo la famiglia però, questo ragazzo non aveva mai dato segnali di questa enorme sofferenza. «Si era sposato, amava i suoi bambini e anche il suo lavoro gli piaceva ed è anche per questo che non accettiamo che si dica che aveva debiti e problemi economici per i quali non aveva neppure potuto pagare l'assicurazione della macchina. Non è vero». L'assicuratore, amico di infanzia di Francesco, precisa: «Non era quello il problema, sapeva che poteva contare su di me». Qualcosa però ha spinto quest'uomo a farla finita, una sofferenza così grande da pensare di non poter più andare avanti, una sofferenza così grande da pensare di poterla superare soltanto con la morte. Alla base però non ci sono i problemi economici e neppure problemi con la famiglia. L'uomo si è tolto la vita martedì verso le 13 mentre i suoi colleghi di lavoro si erano fermati per la pausa pranzo, è entrato dentro uno dei capannoni della ditta e si è impiccato, quando lo hanno trovato purtroppo per lui non c'era più niente da fare. L'uomo ormai aveva già deciso tutto, aveva preparato i biglietti per i familiari, aveva deciso anche il luogo e il momento, una decisione drammatica, presa con una disperata lucidità. Anzi quasi preannunciata, visto che ridendo ai suoi amici aveva sempre detto: «Tranquilli ragazzi, tanto mi impicco». Ora resta soltanto la disperazione della sua famiglia e di sua moglie. Anche i numerosi amici che ieri si sono recati all'obitorio parlano di lui come di un bravissimo ragazzo. «Se avessimo capito quanto stava male - dicono - avremo provato ad aiutarlo. Non abbiamo capito questa sua sofferenza.»
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