Il Tirreno

«Discorso da avvocato»

Rossana Lazzini
«Discorso da avvocato»

Per il Pd eccessiva la difesa del Presidente E Benedetti torna a chiedere le dimissioni

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 MASSA. Pareri diversi all'interno del consiglio comunale sulle esternazioni del presidente Marco Andreani in merito al suo rinvio a giudizio. Secondo alcuni consiglieri avrebbe potuto limitarsi ad una dichiarazione più sobria, secondo altri Andreani va giudicato soltanto per il lavoro svolto in consiglio. C'è chi preferisce non commentare, chi attacca i giornali e c'è anche chi chiede le sue dimissioni. Alla base di tutti gli interventi c'è comunque un palese imbarazzo di fondo.«Avrebbe potuto limitarsi ad un intervento più sobrio e meno dettagliato - ha commentato il capogruppo del Partito Democratico Uilian Berti-, mi è sembrato che anche la maggioranza fosse in evidente difficoltà. Il nostro partito è comunque garantista, abbiamo grande fiducia nella magistratura e speriamo che questa vicenda si chiuda velocemente. Una cosa forse Andreani poteva farla - aggiunge - poteva sospendersi fino alla fine del processo, avrebbe mantenuto il suo ruolo da consigliere e poi dopo la sentenza avrebbe ripreso il suo ruolo istituzionale».  Secondo i consiglieri del Pd l'intervento di Andreani era più adatto ad ruolo di un avvocato difensore, in un'aula di tribunale. C'è invece chi come Stefano Benedetti ha più volte chiesto pubblicamente le dimissioni di Andreani e anche in consiglio ha ripetuto la sua richiesta definendo incompatibile il suo ruolo da indagato con quello di rappresentante istituzionale. «Andreani deve dimettersi e permettere alla giustizia di svolgere il proprio compito». Nella maggioranza c'è invece chi preferisce non commentare, come Pier Paolo Marchi. «Non voglio commentare questa cosa - ha spiegato - io penso soltanto al mio lavoro di consigliere e in questo momento sto preparando un ordine del giorno per esprimere solidarietà al dipendente licenziato ingiustamente dalla Barsanti Macchine, questi sono i problemi reali». Tra la maggioranza c'è invece chi ha voluto separare la questione legale dal ruolo di presidente del consiglio. Stefano Gianni, ad esempio, è intervenuto dicendo che il consiglio deve giudicare soltanto il lavoro che Andreani svolge come presidente. Sulla stessa linea anche l'intervento del sindaco Roberto Pucci e di altri consiglieri della maggioranza. Non sono mancati neppure gli attestati di solidarietà, tutti comunque hanno voluto sottolineare il fatto di avere grande fiducia nella magistratura e speranza che questa vicenda si chiuda al più presto. Un intervento troppo esasperato anche secondo Stefano Alberti (Pd), ex assessore della giunta Neri. «Un intervento eccessivo - ha spiegato Alberti - capisco la situazione, ma credo che avrebbe potuto limitarsi ad un intervento meno articolato e lasciare al consiglio la possibilità di esprimere il proprio parere. Io non ho voluto neppure il libricino che ci è stato consegnato, sono cose personali ed è giusto che restino tali».

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