Italia
Il datore di lavoro disperato: non posso crederci, era esperto, sapeva sempre cosa fare
«Abbiamo sentito un urlo»
Il racconto: sembrava si fosse fatto male a una gamba
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CARRARA. «Claudio proprio non ce la faceva a stare fermo. Stamani non toccava a lui occuparsi di caricare il container: e così si è messo a fare pulizia nel piazzale. E' assurdo quello che gli è successo. E' una tragedia per tutti: lui era un mestierante, conosceva bene i rischi di questo lavoro. Non sapremo mai perché è passato dietro il container durante la manovra. Ma questo gli è costato troppo caro. Gli è costato la vita». E' sconvolto Giorgio Benfatto. Lo hanno chiamato non appena è successo l'incidente, nel suo deposito in viale Galieli. E' arrivato di corsa. Proprio nel momento in cui Claudio Bertolini era stato messo in sicurezza sulla lettiga, per raggiungere l'ospedale. Non aveva ancora perso conoscenza. «Ho sentito subito gli altri lavoratori - dice Benfatto - mi hanno detto che con loro aveva parlato. Diceva di sentire dolore alla gamba sinistra. Tutti avevamo pensato che avesse una brutta rottura, ma nemmeno per un attimo che potesse morire». Ma invece l'operaio 58enne non ce l'ha fatta. Il colpo riportato agli organi interni, in un fisico già debilitato dalla lunga odissea per il morso della vipera che lo aveva minato alcuni anni fa, non gli ha lasciato scampo. «E' una tragedia assurda. E pensare che lo avevamo assunto, saltuariamente, proprio per la sua grande esperienza - continua Benfatto - Visto che non movimentiamo lana, ma tonnellate di marmo, c'è bisogno di gente del mestiere, proprio come Claudio. Sono sei anni che ho questo deposito, e ho sempre creduto che per lavorare bene bisogna lavorare in sicurezza. I miei operai lo sanno: per caricare i container con le forche del carrello, ad esempio, io voglio che usino i legni più alti, con maggiore spessore, per evitare ogni genere di problema. Ma quello che è successo a Claudio è inspiegabile: è andato a passare dietro al container, proprio mentre era in atto la movimentazione per caricare un altro blocco». Un'operazione di routine, visto che nel deposito di Benfatto, nei momenti come questo di grande lavoro di container se ne fanno anche trenta al giorno, e un lavoratore esperto. Questo non è bastato ad evitare la tragedia. «Aveva tutto lo spazio per passare oltre i blocchi - conclude l'imprenditore - ma è andato a infilarsi là». E Benfatto indica con la mano il container aperto, con dentro un solo blocco, e la schiera di marmo dietro. E' qui, nella zona ora circondata da un nastro bianco e rosso, che ha perso la vita Claudio Bertolini. A pochi metri il bidone, dove stava bruciando arbusti e legno raccolti per fare pulizia nel piazzale. La rabbia dei Cobas. «Ancora una volta si muore sul lavoro. Ancora una volta una famiglia del marmo piange il suo uomo, non conoscendo la dinamica dell'incidente mortale». È questo il messaggio di Giovanni Pedrazzi, leader dei Cobas del marmo. «Non possiamo che pensare al lavoro pericoloso che quotidianamente sono costretti a svolgere questi lavoratori per portare a casa la pagnotta. Alla famiglia le nostre sentite condoglianze. Nonostante il grande salto di qualità fatto dagli organismi preposti alla salvaguardia del lavoro la morte è sempre in agguato». I Cobas del marmo in segno di solidarietà invitano gli iscritti a partecipare ai funerali dell'operaio morto. A.V.
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