Il dolore
La Fiom si dimette dalla rappresentanza sindacale del cantiere dopo la clamorosa spaccatura fra operai
Fallisce la linea dura, si vara
Cinzia Carpita
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Una protesta dei lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania Parla chi ha contestato il blocco della nave: Nca non va fermato
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CARRARA. Sbloccato il varo del traghetto Energia, in ostaggio dal 14 maggio scorso: fallisce così la linea dura scaturita dall'assemblea dei lavoratori per fare pressioni sul governo. Le oltre 90 firme su 188 di impiegati e operai, contrapposte al quel voto hanno fatto breccia. Ieri i rappresentanti della Fiom, mancando l'accordo con la Fim, si sono dimessi dalla rsu, non potendo più rispettare il mandato dell'assemblea. Nella rsu, colpita da un recente atto di sfiducia delle maestranze, era già dimissionaria la Uilm. La spaccatura fra lavoratori, e le difficoltà dei tre sindacati di categoria di trovare un accordo, hanno avuto un epilogo su cui riflettere. Da una parte la Fiom che dice "l'assemblea è sovrana", dall'altra gli altri due sindacati, rispettosi del voto ma poco convinti sull'opportunità del blocco del varo. La raccolta di firme al grido di "noi vogliamo lavorare", ha fatto il resto. Fra gli oltre 90 sottoscrittori, il 60% erano impiegati e gli altri operai; una parte iscritti ai sindacati e una parte no. Le motivazioni del «vogliamo varare», sono nate dalla stessa preoccupazione di chi invece voleva il blocco della nave: l'incertezza del futuro, la cassa integrazione che interessa 42 dipendenti su 188, e che spaventa. Abbiamo approfondito le ragioni di quelle firme. Andrea Oligeri, 48 anni, carrarese, iscritto alla Fim, una famiglia da mantenere, lavora nel cantiere da 24 anni, come carpentiere, ma ora, visto che il lavoro cala, è in appoggio ai "marinai": «Questa è una delle crisi più gravi del cantiere. Non ero d'accordo neppure sulla prima nave ostaggio, comunque, dopo gli accordi con il governo, perché bloccare la seconda? Chi commissionerebbe navi a un cantiere che poi le sequestra?». Accenna all'assemblea che c'è stata: «Turbolenta, ad assemblee così non ci vado più, affido la mia opinione ai delegati. Questa situazione la vivo molto male, con la paura che l'azienda venga messa in liquidazione. E se avverrà, saremo uno dei tanti stabilimenti morti in Italia. Meglio, dico io, avere poco lavoro ma continuo, anziché non averne più. Dobbiamo dimostrare che l'azienda è efficiente». Calogero Picarelli, 47anni, abita ad Arcola, anche lui con una famiglia sulle spalle, è capo dei marinai. Iscritto alla Fim, dal 1999 lavora nel cantiere: «Io sono pronto a mettere acqua in bacino per varare la nave», aveva detto ieri mattina, prima della riunione della rsu. Massimo Di Salvo, 35 anni, abitante a Ortonovo, è impiegato, e sta per nascergli la seconda figlia. E' in cantiere dal 1999, e anche lui dice di non essere stato d'accordo neppure sulla prima nave-ostaggio: «Ma quella ha avuto perlomeno un significato per arrivare all'accordo con il governo, grazie anche alle istituzioni locali». Lui non è iscritto a sindacati. «Penso che si dia per scontato che Nca non possa guadagnare, è un errore dei sindacati. Nca può essere molto competitivo: va fatta pressione sull'aziende affinché acquisisca qualsiasi lavoro, nella metalmeccanica. In questa fase, fermando una nave in bacino, si compromette il cuore del cantiere e si danno alibi all'azienda. Nca deve essere conosciuto come cantiere che fa due navi all'anno, e non che ne ferma due all'anno. Perciò dobbiamo passare indenni il 2010, spingendo l'azienda ad acquisire lavoro, anche riparazioni o refitting, per portare a Roma meno perdite di bilancio». Qualcuno nel cantiere dice che fra gli oltre 90 firmatari del "sì al varo", gli impiegati sarebbero "vicini" all'azienda. Di Salvo si stizzisce: «Siamo tutti lavoratori, e se ci fossero tagli al personale, gli impiegati sarebbero i primi a subirli». Perché, chiediamo, non è stata chiesta una nuova assemblea? Pare che lo "scontro" verbale dell'altra volta non voglia essere ripetuto. «Ci voleva un voto segreto, con due seggi, e almeno 4 ore di tempo», sostiene il giovane impiegato. Ma ormai, c'è da guardare avanti.
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