La manifestazione
«Ecco i tormenti di Alessio»
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In alto a sinistra Alessio Giannini; in basso gli inquirenti al lavoro e nella foto accanto lauto dove la guardia forestale si è suicidato La guardia forestale non voleva troncare la relazione
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MASSA. Alessio Giannini stava litigando con la sua amica perché la notte precedente lei non si era fatta né sentire né vedere. Una scenata di gelosia. Resta da capire perché la guardia forestale sabato mattina abbia deciso di portare la sua Parabellum - carica - con sé. Il quarantenne era diventato più introverso del solito, anche al lavoro le cose non erano più come prima. Con qualche collega aveva discusso animatamente. Episodi che se non fosse successo quello che è successo non avrebbero quasi significato, ma che adesso assumono una rilevanza particolare per gli inquirenti. Tanto che il caso è chiuso. Testimoni. Restano da accertare giusto le sfumature. La prima è se la donna sia entrata in macchina oppure no. C'è un testimone - che ha visto la scena sul terrazzino di casa sua - che dice di sì, lei invece ha detto di essere rimasta fuori dalla vettura. E di aver parlato con Giannini dal finestrino. È certo invece che tra i due non ci sia stata una colluttazione, nessun segno sul corpo della guardia forestale lascia pensare a qualcosa del genere. La donna e una sua amica, che lavora con lei al centro commerciale, sono state interrogate sabato pomeriggio negli uffici della squadra mobile. Nonostante lo choc - hanno dovuto interrompere il racconto tra le lacrime più volte - il racconto fila. Giannini si è presentato in via Stradella per chiarirsi con quella che era un po' più di un'amica. La sera precedente i due non si erano visti né sentiti e la cosa aveva fatto infuriare la guardia forestale. Il cellulare, nonostante le chiamate e gli sms era staccato o restava muto. La relazione - sostengono gli inquirenti - era arrivata alla fine da un po' ma si stava trascinando stancamente. E sabato mattina probabilmente la ragazza ha detto chiaro e tondo che era meglio lasciarsi. Una frase che ha scatenato la follia. La pistola. Alessio Giannini a quell'incontro chiarificatore si è presentato armato della sua pistola d'ordinanza: una Parabellum calibro nove con il caricatore pieno. Quindici colpi, proiettili blindati. Proprio il rivestimento del proiettile poteva uccidere un'altra persona: ha consentito di passare la scatola cranica da una parte all'altra e di terminare la sua corsa contro il muro dell'alimentari poco distante dal parcheggio dove l'uomo si è tolto la vita. Gli inquirenti lo hanno detto chiaro e tondo: è andata bene, perché bastava che qualcuno si fosse trovato su quella traiettoria e per lui non ci sarebbe stato nulla da fare. Il funerale. Il nulla osta per la sepoltura del corpo di Alessio Giannini verrà firmato questa mattina dal sostituto procuratore Federico Manotti. Manca ancora questo atto prima di fissare il funerale dell'uomo che sabato mattina si è tolto la vita in via Stradella sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Ieri il medico Maurizio Ratti è rimasto a disposizioni dei familiari della vittima, ma fino a tarda sera nessuno si è presentato all'obitorio. L'indagine. Come detto si può dire che l'indagine è già chiusa. Il sostituto procuratore Manotti questa mattina oltre a firmare il nulla osta deciderà se è il caso di sentire ancora una volta i testimoni. Difficile che ciò avvenga, anche perché le donne sono particolarmente provate e anche gli altri protagonisti di questa storia - tipo i titolari dell'alimentari - poco altro potrebbero aggiungere. Alessio Giannini non stava attraversando un bel momento nella sua vita e quella relazione forse era l'unica ancora di salvezza. Quando le gli ha detto che era finita ha deciso che era finita per sempre.
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