Il Tirreno

«Introverso, ma una persona buona»

Chiara Sillicani
Amici e parenti all’obitorio e il bar Maurin In alto: l’auto della vittima
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Amici e parenti all’obitorio e il bar Maurin In alto: l’auto della vittima

Lo strazio della madre all'obitorio, il dolore degli amici: "Se si fosse sfogato con noi..."

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 MASSA. Tutta la tragedia negli occhi di una madre, nel suo corpo immobile all'obitorio, davanti al figlio che l'ha lasciata, con lo sguardo di chi non ha più lacrime da versare. Lei, madre di due figli (Alessio aveva una sorella), vedova da anni, lei che ha cresciuto da sola due ragazzi. Lei che per tutti gli alunni del liceo classico è la bidella con il sorriso stampato in faccia. Arrivi la mattina e la Piera ti accoglie e quando le cose vanno male: un voto basso, il fidanzato che ti lascia, ti fa coraggio.  E ora tanti volti del liceo e le colleghe le stanno vicino, la incoraggiano, cercano le parole per dire ad una madre che ha perso il figlio, che deve farsi forza. È quasi priva di riflessi, il dolore la vince. Qualcuno le allunga una bibita: «Bevi, altrimenti non ce la fai».  Non ha voce, ma ricorda il suo ragazzo «riservato, che non voleva esporsi troppo, silenzioso». Ieri, verso l'una, una telefonata è arrivata alla segreteria del liceo Rossi, era per lei: doveva rientrare al più presto a casa, alla Frangola. Ad aspettarla, i colleghi di Alessio, gli amici della forestale. Poi soltanto la disperazione. «Una persona buona Alessio, come lo è sua madre - confidano gli amici - non meritavano tanta disperazione, la vita a volte si accanisce».  All'obitorio, dove il corpo è stato trasferito, dopo l'esame del medico legale, ci sono i parenti e gli amici più cari. Non possono darsi pace. Ma il dolore è composto e dignitoso, pieno di lacrime, ma senza grida, come Alessio, tanto riservato, avrebbe voluto. Non capiscono perché il gesto estremo, perché tanto accanimento contro se stesso. «Era silenzioso - racconta un amico - parlava poco della sua vita personale. La sua relazione non era semplice, negli ultimi tempi avevamo capito che non stava bene. Non si confidava mai. Scherzava spesso e chiacchierava di calcio, era tifoso dell'Inter. La sfera privata, però, era soltanto sua. Forse se si fosse sfogato di più, forse se avesse chiesto un consiglio... Noi lo avremmo aiutato, ma lui parlava poco».  Chi davvero non capisce il perché sono i compagni che la sera prima con lui hanno giocato a carte da Maurinos, il bar accanto alla chiesa a Castagnola. «È rimasto qui fino alle 10 e mezzo, undici - ricostruisce la serata il titolare - niente mi ha fatto pensare che stesse male. Quando se n'è andato mi ha detto che avrebbe fatto un salto al Lago, nel viale Mattei dove capitava spesso. Posso soltanto dire che era una persona speciale, un ragazzo bravissimo. Adesso siamo tutti sconvolti».  E, in effetti, al Lago Alessio è andato e anche chi lo ha visto a Marina assicura che era sereno. Niente poteva far sospettare che da lì a poco si sarebbe consumata la tragedia.  Adesso un intero paese piange quel bravo ragazzo, tranquillo, educato e composto. Alessio era della Frangola: qualche vietta, case vicine e tutti che si conoscono. Al bar "Il Taglian" ad Ortola la notizia è arrivata già in mattinata. Il titolare è sconvolto: «Giocavamo a calcio insieme da piccoli, siamo coetanei, eravamo nella squadra del Poggioletto. Ultimamente si vedeva poco da queste parti, ma lo ricordiamo bene. Adesso siamo dispiaciuti e sofferenti».  Tutti hanno una parola buona per Alessio e per sua madre. Tutti ricordano la sua compostezza, fin da ragazzino, la sua dedizione al lavoro, la voglia di imparare che lo aveva convinto ad iscriversi a scienze forestali. Per essere una guardia al cento per cento.

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