Il Tirreno

«E' la Fiera del rilancio»

Cinzia Carpita
Stand della fiera Marmotec 2010
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Stand della fiera Marmotec 2010

Gaspari: Marmotec riconquista punti, tecnologia vincente

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 CARRARA. «Marmotec ha riconquistato gli spazi perduti in passato. Questa è la fiera della ripartenza, grazie alla promozione e al mercato che ha bisogno di riposizionarsi». Lo dice Ciro Gaspari, uno dei big del comparto delle tecnologie del lapideo, personaggio di spicco del mondo economico a Carrara.  Quali segnali si possono cogliere da questa edizione numero 30, rispetto alla crisi del comparto lapideo?  «Sembra che la crisi che ha scombussolato l'economia dal 2008, che ha imperversato per tutto il 2009 e di cui per ora non si intravede la fine, abbia però aperto spiragli. Ci sono segnali positivi: mi pare che la gente se la voglia scrollare di dosso, capendo che deve investire e intreprendere nuove strategie aziendali. Carrara ha la sua tradizione nel marmo e da qui si deve ripartire. Gli espositori che hanno voluto essere a Marmotec e l'affluenza dei visitatori dimostrano che c'è voglia di reagire. la domanda riprende. Ritengo positivo l'andamento della fiera, e premiante per gli sforzi fatti dall'organizzazione».  Si parla di un buon numero di visitatori stranieri, più di quelli italiani. E di clienti nuovi che si sono affacciati agli stand. E' vero che questa - come si va dicendo - è la fiera del Mediterraneo?  «Direi di no. Sono arrivati visitatori da mezzo mondo, pure dal Pakistan. Anche se ci sono assenze di operatori dei Paesi dell'Est che scelgono la fiera di Verona».  Secondo i dati contenuti nel volume "Stone Sector" curato dalla Imm, nel 2009 c'è stata una contrazione del 31% nelle esportazioni italiane di macchinari per l'estrazione e la trasformazione dei lapidei. Ci sono segni di inversione di tendenza? Nei padiglioni delle tecnologie, in fiera, in effetti dal primo giorno c'è stato movimento di visitatori.  «Il settore delle macchine è vivo. C'è la ricerca continua per individuare tecnologie che risolvano i problemi produttivi. Chi vuole la materia prima la trova così com'è, negli stand di immagine; mentre i macchinari devono evolversi per essere competitivi. Ecco perchè in questo comparto c'è la voglia di stupire il potenziale acquirente. Ma è tutta una corsa. E' infatti necessario fare innovazione continua, stare fermi significa subire il rischio Cina o il rischio clonazione. E devo dire che l'Italia, con le aziende della tecnologia sparse in tutto lo "stivale" resta leader nel mondo».  Che futuro ha il comparto locale del marmo? C'è una nuova generazione di industriali, oppure un'eredità imprenditoriale senza eredi?  «Intanto è importante che lo spirito imprenditoriale ci sia, e se c'è nascono automaticamente anche le aree di eccellenza, altrimenti c'è decadimento industriale. Tutto è legato alle capacità umane, al saper sfruttare la risorsa-marmo. Ci sono imprenditore giovani, aggressivi e competitivi sui mercati, ma non sempre i figli proseguono l'attività dei padri come succedeva 30 anni fa. Bisogna avere fiducia su chi c'è sulla piazza».

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