Finanza
Rischio crollo: il Comune deve pagare
◗
CASA A RISCHIO CROLLO. Limmobile in via della mura Nord dove sono molte le crepe In attesa dell'appello, rischia di sborsare 175mila euro di danni oltre alle spese legali
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. La sentenza della Corte d'Appello di Genova ancora non c'è. Ma per il Comune gli scenari non sono positivi e il rischio è che debba tirar fuori e al più presto 187mila euro. Soldi dovuti a due sorelle che hanno intentato causa contro l'ente e a cui il Tribunale ha dato ragione. E pare che anche la Corte d'appello, almeno da una prima ordinanza emessa, sia della stessa opinione. Tutto comincia nel 2005 quando in una casa di via della Mura nord compaiono crepe. Le proprietarie si rivolgono al Comune e ad alcuni periti per capire cosa stia accadendo. Così scoprono che sotto la casa passa un canale della cui manutenzione è responsabile il Comune. Da un'ispezione emerge che il canale è ostruito da detriti. Nell'aprile 2006 i vigili del fuoco fanno un sopralluogo, intimano ai residenti di lasciare l'immobile e al Comune di transennare il tratto di strada su cui si affaccia l'edificio. La questione finisce nella aule di Tribunale. A difendere le proprietarie è l'avvocato Cristina Carcelli (dello studio Menchini). Il giudice stabilisce che «l'accumulo di detriti sul fondo del canale costituisce un evento prevedibile, come prevedibili sono le conseguenze dell'accumulo». Il giudice Paolo Puzone condanna il Comune a versare circa 175mila euro per i danni. Oltre chiaramente alle spese di lite (12mila 425 euro totali). Le proprietari attendono, ma dal Comune non arrivano soldi: l'ente ha deciso di ricorrere in appello e ha chiesto la sospensione «della provvisoria esecuzione». Insomma, ha chiesto di non pagare, in attesa della seconda sentenza. Sono stati eccepiti l' incompetenza del guidice ordinario (i fossi sarebbero materia del tribunale delle acque) e il rischio che le proprietarie non siano in grado di restituire i soldi nel caso la sentenza d'appello dia loro torto. L'avvocato del Comune chiedeva anche una nuova perizia tecnica. Ma dalla Corte è arrivato un "no" alle richieste. Niente sospensione della sentenza di primo grado. Il Comune deve pagare. Tanto più che nelle prime righe dell'atto si legge: «la sentenza appellata...non appare manifestamente errata sì da lasciar ritenere probabile la sua riforma all'esito del giudizio». E sulla questione piovono polemiche. Stefano Benedetti scrive al sindaco sollevando due questioni. Prima di tutto domanda perché l'ente «sia ricorso in appello. Accettando la prima sentenza - prosegue - avrebbe risparmiato almeno le spese legali». Poi polemizza sulla messa in sicurezza della strada: le transenne non sarebbero idonee e servirebbe una interdizione al traffico che - riferisce Benedetti - sarebbe stata «indicata anche dai vigili del fuoco a seguito di un sopralluogo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
