Il Tirreno

«Noi vogliamo varare la nave»

Cinzia Carpita
Il cantiere Nce e il manager Luigi Mor
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Il cantiere Nce e il manager Luigi Mor

Operai Nca divisi, 83 contro gli altri: anche riparazioni purché si lavori

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 MARINA DI CARRARA. Si spacca clamorosamente il fronte dei lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania per i quali dal 3 maggio è cominciata la cassa integrazione a scaglioni e a rotazione: «Noi vogliamo varare la nave». Questo il succo del messaggio affisso ieri nella bacheca e fatto circolare nello stabilimento, sottoscritto da 83 operai (iscritti ai sindacati e non) diretti di Nca, su 200. Si contrappongono ai compagni di lavoro che hanno invece voluto bloccare dalla scorsa settimana in bacino l'ultimo degli otto traghetti Grimaldi, "Energia", per fare pressioni sul governo che ha preso impegni - ma per ora non si concretizza nulla - per l'ultima realtà produttiva della navalmeccanica in Toscana. Nei giorni scorsi c'era stata una raccolta di firme di un gruppo di operai che ha poi diffuso un documento anonimo, sfiduciando la rsu (tant'è che i due rappresentanti della Fim-Cisl si sono dimessi) e chiedendo un'assemblea che poi c'è stata il 12: in quella occasione è passata a maggioranza anche la proposta di bloccare in bacino l'ottavo traghetto Grimaldi, che avrebbe dovuto essere varato. Lo hanno comunicato all'amministratore delegato Mor. Ma nel cantiere hanno anche cominciato a circolare musi lunghi: non tutti erano d'accordo con il blocco del varo, che impedisce di mettere in bacino altre navi, anche solo per piccole manutenzioni: la Coraggio doveva essere sottoposta a questo intervento ma Mor ha dichiarato di avere comunicato a Grandi Navi Veloci di non poterlo effettuare, stante la situazione.  Apriti cielo delle istituzioni: tavolo in Provincia convocato da Angeli, con i sindaci Zubbani e Pucci, i quali hanno preso le distanze dalla protesta in atto in cantiere, e hanno interrogato le organizzazioni sindacali confederali e di categoria. In questi giorni sono in corso consultazioni interne a Fim, Fiom e Uilm per tastare il polso ai lavoratori.  La Fiom però in una nota ha affermato che l'assemblea dei lavoratori, democraticamente, ha votato di prendere la nave in ostaggio (la seconda dallo scorso anno), e che, «come per l'accordo romano, il voto è vincolante». E ancora: «I lavoratori hanno deciso di tornare a far pressione sul Governo per ottenere il tavolo urgente con Palazzo Chigi a supporto della richiesta del presidente della Regione Enrico Rossi».  Ma intanto ieri 83 operai hanno fatto sapere, con tanto di nome e cognome, che «quanto accaduto il 12 maggio rappresenta un precedente allarmante. Un piccolo gruppo di lavoratori esprime una proposta e l'approva autonomamente. Lo stesso gruppo di lavoratori ora però richiede e pretende la collaborazione e la partecipazione di tutti. Non vogliamo dividere ulteriormente i lavoratori: chiediamo che le decisioni vengano prese con la massima democrazia e con la partecipazione massima dei lavoratori Nca. Decisioni simili si prendono con coscienza e responsablità attraverso votazioni serie (voto segreto con opportuno preavviso ed informazione). Noi abbiamo un'idea diversa: noi vogliamo lavorare, qualunque sia il prodotto (sempre nell'ambiuto della navalmeccanica). Se la Direzione o l'azionista ci propone lavori di riparazione, di refitting o altre attività che possano portare guadagno e crescita alla nostra azienda, noi le faremo. Noi vogliamo varare».  Con le commesse attuali tutte targate Grimaldi (traghetto e due refitting più un altro opzionato) il cantiere avrà lavoro fino a fine anno o fino ai primi mesi del 2011. All'orizzonte per ora non c'è nient'altro, salvo l'ombrello del governo per traghettare Nca verso una nuova proprietà, preferibilmente pubblica.

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