Sicurezza
L'Egitto protegge i suoi marmi, supertassa sull'export di blocchi
Cinzia Carpita
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Uno stand nella fiera Marmotec 3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Come incentivare la lavorazione del marmo in loco? Nel territorio apuano ci sono mille problemi, contestazioni sul canone del marmo, in Egitto lo Stato ha fatto presto: da qust'anno ha imposto una tassa di 15-20 dollari alla tonnellata sulle esportazioni dei blocchi. Un'operazione che sarebbe scattata per contrastare la Cina che importa blocchi egiziani e se li lavora in casa. L'obiettivo del governo egiziano con la tassa sulle esportazioni di grezzi, a quanto pare era quello di proteggere tutta la produzione locale anche rispetto ad "abbuoni" di prezzo che verrebbero applicati su blocchi non ben squadrati, scelti dai cinesi. Nello stand della Marmonil, in fiera, confermano che l'operazione statale è nata da pochi mesi per limitare proprio l'assalto cinese. Lo scopo di incentivare la lavorazione in loco (o forse anche incoraggiare una migliore squadratura dei blocchi, a prova di "abbuoni"), pare non abbia influito sull'export di grezzi, ma la tassazione è tuttora in vigore. L'Egitto è anche diventato uno dai maggiori acquirenti di tecnologie dell'Italia da cui nel 2009 ha importato macchinari per 23 milioni di euro. Quello della protezine del prodotto è uno degli elementi di dibattito emersi al termine dell'illustrazione, da parte parte della dottoressa Silvana Napoli della Imm, del volume Stone Sector sull'andamento del settore lapideo nel 2009. La notizia della tassa in Egitto l'ha data un geologo, Sergio Matteoli, che ha fornito anche altri dati sul trend positivo del lapideo nell'area egiziana. Ma ci sono anche altri elementi di riflessione e di preoccupazione: la dottoressa Napoli ha detto che «la dogana di Modena classifica la ceramica di Sassuolo come marmo lavorato», ciò avverrebbe perché nel prodotto ci sono percentuali di polvere lapidea. Un elemento che, ha sottolineato la Napoli, confonde i dati generali del comparto lapideo per cui la Imm, che ha segnalato il problema nelle sedi opportune, fa una attenta distinzione. L'analisi di Stone Sector, racconta un settore lapideo mondiale complicato dalla crisi. In conclusione, ha detto Silvana Napoli, «bisogna essere pronti a ripartire. Chi, fra le imprese, non si è mai fermato, è pronto. Chi invece verrà colto impreparato dal mercato che si configurerà, avrà problemi. Occorre lavorare per mantenere il settore al massimo delle sue potenzialità, anche nella competizione con materiali alternativi», e qui l'accenno alla ceramica. Il vice presidente della Imm, Loris Barsi, ha detto che «il problema è trovare il lavoro», e in merito ai problemi locali, si è lamentato della situazione cave-Parco delle Apuane: un rapporto da sempre non facile nel versante versiliese. Le conclusioni dello Stone Sector sono che negli ultimi due anni i «numeri» complessivi sono scesi come interscambiuo fra i Paesi, sia a livello di di greezzi che di lavorati, dei marmi e dei graniti. E anche a livello di tecnologie i Paesi che hanno continuato a comprare sono stati pochi. Il 2010 mosta segni di ripresa ma le prospettive generali soprattutto in Europa «non sono ancora del tutto rasserenanti». Gli imprenditori apuani sapranno cogliere al volo il treno della ripresa, quando passerà?
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