Il Tirreno

«Così avete salvato la mia Giada»

«Così avete salvato la mia Giada»

Un militare sardo racconta il viaggio della speranza della sua bimba «All'Opa le hanno ridato la vita, grazie a tutti di vero cuore»

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 MASSA. La loro terzogenita Giada è nata il 22 aprile. In sardegna. Una bimba bellissima. Dopo i primi vagiti però un medico si accorge che c'è qualcosa che non va. tanto che viene trasferita nella clinica pediatrica di Cagliari. Qui dopo un consulto le viene diagnosticata una malformazione congenita al cuore. L'unico centro che può operarla è l'Opa. Papà Andrea, di professione pilota militare, firma i fogli per il trasferimento dalla Sardegna alla Toscana, la prefettura e l'aeronautica dispongono il volo della speranza e Giada arriva a Pisa a notte fonda su un Falcon 50. Poi a Massa in ambulanza. Sempre dentro un'incubatrice che la protegge come un guscio protegge il pulcino. «All'arrivo all'ospedale Pasquinucci alle tre del mattino - racconta Andrea - Giada viene ricoverata nel reparto di terapia intensiva, dove mi confermano che se le condizioni rimangono stabili sarebbe stata operata il mattino successivo, diversamente sarebbero intervenuti subito. Nell'arco dei successivi sei giorni Giada, viene sottoposta a tre interventi più o meno impegnativi per correggere la malformazione e come la sua ogni giorno una storia simile si ripete tra quelle mura dove tante e tante persone dai mille colori vivono e condividono la speranza, l'attesa e l'emozione di una nuova vita con un cuore rimesso a nuovo».  È andata bene e l'uomo ringrazia: «Dopo solo 25 giorni io, mia moglie e la mia meravigliosa bambina siamo in viaggio per tornare a casa con le lacrime agli occhi, non mi basterebbero due pagine di giornale per elencare i nomi delle persone che abbiamo conosciuto in questo viaggio della vita, ma non posso non spendere due parole per ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato, ci hanno voluto bene e hanno pregato per noi. In questo momento storico in cui sento solo parlare di cose che non funzionano in Italia, un meritato ringraziamento va alle nostre famiglie, agli amici, alla prefettura di Cagliari, alla mia amata Arma Azzurra, a tutto il personale degli ospedali cagliaritani che ci hanno seguito infine, ma non certo in ordine di importanza, ai meravigliosi angeli dell'ospedale del Cuore Pasquinucci di Massa, una realtà in cui professionalità e umanità ci hanno fatto sentire a casa».

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