Il Tirreno

Quei 300 squilli alla dipendente

Chiara Sillicani
Quei 300 squilli alla dipendente

Andreani: «Sono pulito, non mi dimetto». Alla sbarra 4 ex assessori

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 MASSA. Dovranno difendersi in processo dall'accusa di peculato Dina Dell'Ertole, Sabino Antonioli, Angelo Maurizio Morelli e Marco Andreani. Ieri mattina il giudice per l'udienza preliminare, Ermanno De Mattia, su richiesta del pubblico ministero Rossella Soffio, ha, infatti, deciso il rinvio a giudizio per i quattro politici, tutti assessori nella giunta Neri (Andreani attualmente è presidente del consiglio comunale).  Avrebbero utilizzato per scopi privati - questa la tesi dell'accusa - cellulari dati in dotazione dal Comune. E l'ex assessore Dell'Ertole avrebbe usufruito di servizio wap e simili. Andreani, invece, avrebbe fatto 300 chiamate ad una dipendente della Provincia (vedi articolo accanto) ma lui si difende: «Sono pulito e non mi dimetto». Adesso i quattro politici, nonostante la richiesta dei loro legali di non luogo a procedere, dovranno difendersi in sede processuale.   L'indagine della Finanza. A segnalare gli allor amministratori alla Procura, per ipotesi di peculato, sono state le fiamme Gialle. Le indagini sono partite dopo la pubblicazione di articoli in cui si riferiva di una vivace discussione in consiglio comunale su spese telefoniche elevate. Da qui la richiesta delle bollette e dei tabulati degli ultimi 6 mesi di mandato. Anche se le telefonate contestate (quelle dall'estero in particolare) riguardano anche periodi precedenti. Gli inquirenti si sono concentrati sulle fatture più alte che superavano i 15mila euro complessivi (in 4 anni).  Anche se è bene sottolineare che la cifra fatturata non corrisponde a quella contestata dall'accusa che in tutti i casi è molto più contenuta. Il peculato riguarda infatti le chiamate per cui è provato - secondo gli inquirenti - che non avessero carattere istituzionale.   Le tesi difensive. Ieri i legali hanno contestato le modalità con cui le indagini sono state svolte e la scelta di concentrarle soltanto sugli amministratori che hanno superato i 15mila euro. Nonostante ciascun legale abbia messo a punto una strategia, emerge con chiarezza una condivisa tesi difensiva: si è assessori sempre, 24 ore su 24, anche durante le ferie e all'estero. Dall'estero in particolare avrebbero chiamato Morelli e Andreani. «Ma - dichiarano entrambi alla stampa - quelle erano telefonate di lavoro, oltre confine si paga anche per le chiamate ricevute. Non soltanto, un assessore - chiariscono - quando si accorge di non aver risposto ad una chiamata, magari dei suoi uffici, richiama. Stessa cosa quando a cercarlo è un cittadino». Su suonerie e telefonini, l'avvocato di Dina Dell'Ertole, Francesco Persiani, spiega che la sua cliente non ha scaricato suonerie, ma nella fattura sono finiti costi per servizi che non sapeva di aver attivato. Probabilmente - questa la tesi - l'attivazione è avvenuta per errore, comunque involontariamente. E in Comune nessuno avrebbe mai informato la Dell'Ertole dei servizi addebitati.   L'ipotesi dual. Più volte, anche durante le indagini, si è parlato della possibilità di attivare l'opzione dual. Per cui, usando uno stesso telefono, si possono fare chiamate istituzionali a carico del Comune e chiamate personale che vengono addebitate all'amministratore. Ieri l'avvocato di Andreani, Adriano Martini, ha chiesto che fosse messa agli atti una determina in cui si precisa che, per motivi tecnici, quella opzione non poteva essere attivata sull'utenza degli assessori. Il gup ha comunque scelto per il rinvio a giudizio e le tesi difensive dovranno svilupparsi nel processo.

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