Il dolore
Nuova macchina a filo diamantato
Cinzia Carpita
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Alberto Gemignani e il nuovo macchinario a filo diamantato esposto in fiera Più sicurezza, niente binari per spostarla: brevetto carrarese
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CARRARA. Già tutto inventato nella tecnologia per il marmo? Pare di no: un'azienda storica di Carrara propone in fiera un nuovo tipo di macchina a filo diamantato, che non ha bisogno di binari per spostarsi e aumenta la sicurezza sui luoghi di lavoro. Si chiama MFAC3000, e la propone con un brevetto internazionale di quest'anno, la Apuania Corsi srl di Nazzano, di cui è presidente Alberto Gemignani. Venticinque operai, e una storia: la ditta nata nel 1929 con sede alle Canalie dove produceva subbie e martelli, si è poi trasferita in via Carriona passando alla produzine di fili elicoidali e argani. Oggi a Nazzano, realizza anche magli atmosferici, presse idrauliche e macchine per lo stampaggio di ferro e acciaio. Nel settore lapideo, l'azienda ha al suo attivo brevetti come quello per la Scolpitrice e per l'Acqua Stone (impiegata per il trattamento delle superfici del granito), e ora ecco l'ultimo gioiello di casa Apuania Corsi. Lo si può vedere nel padiglione Bdi Marmotec. «Questa nuova macchina a filo diamantato - spiega Gemignani - aumenta notevolmente la sicurezza, ci sono meno ingombri in cava di filo diamandato che resta in una cella di carico tarato a 300 chili: significa che normalmente il filo va in usura e rischia la rottura a 900 chili di utilizzo, ma la nostra macchina lo blocca a 300. Ciò ci consente di controllarlo e sostituirlo». La macchina ha piedi fissi ma può ruotare su una base, ha un sistema-polmone di recupero automatico del filo (ce n'è meno esposto all'esterno), può operare in diversi piani di taglio, orizzontale o verticale, e non avendo bisogno di binari sui piazzali di cava per spostarsi, girando semplicemente su se stessa può tagliare in sequenza diversi blocchi nel piazzale, posizionati anche circolarmente, riducendo gli spazi che sono attualmente necessari per tali operazioni con il binario. Ma a chi è venuta l'idea? «Al nostro ufficio tecnico assieme a un cavatore-imprenditore carrarese: Andrea Bernacca. La macchina la stiamo utilizzando già in una cava, ma ufficialmente la presentiamo per la prima volta in assoluto proprio a questa fiera. - dice Alberto Gemignani - Risponde alle direttive dell'Asl per la sicurezza nei luoghi di lavoro». Pare che si sia già scatenato un notevole interesse da parte di operatori del settore: bresciani, di grosse aziende carraresi, ma anche di operatori dell'Oman e dell'India, che l'hanno adocchiata dal primo giorno di fiera. «A questa idea abbiamo lavorato un paio di anni - spiega il presidente di Apuana Corsi - Cerchiamo sempre il nuovo. Per ora abbiamo avuto un buon movimento in fiera, il primo giorno una ventina di contatti che contano: il 50 per cento di stranieri». Ieri mattina a Marmotec il movimento di visitatori era ancora blando. Ma il padiglione B, con molti stand che mostrano le tecnologie, diversamente dagli altri era il più visitato. Nel pomeriggio il movimento di visitatori, sempre contenuto, si è spalmato. Il padiglione E, che è un po' il salotto del marmo, senza nulla togliere agli altri stand, continua a fare il suo figurone per l'eleganza abbinata al lapideo. Giochi di luce, trasparenze, esperienza e innovazione. E lì, assieme ad alcuni nomi storici di aziende apuane, ha voluto collocarsi, dopo molti anni di assenza dalla fiera di Carrara, anche una società della Valvenosta (Bolzano): la Lasa Marmo. Un esempio di scelta mirata. Fiera di Verona sì, fiera di Bolzano sì («però c'era pochissima gente a visitarla»), ma soprattutto il ritorno qui, a Marmotec, per presentare peraltro - una sfida a Carrara? - i propri marmi bianchi pregiati: «che si aggirano come prezzi sui 1.500 euro alla tonnellata», dicono il titolare George Lechner e l'agente di zona Maurizio Pisani. Come giudicano l'organizzazione di Marmotec? «Buona. L'unico problema è il parcheggio: pare che ci siano più biglietti-posteggio che posti disponibili. Io - dice il titolare - ho dovuto pargheggiare in una strada, ma per fortuna vicina all'ingresso fieristico».
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