Finanza
LE REAZIONI
Morelli: «Lavoravo anche dall'estero»
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MASSA. Sono amareggiati, ma sereni i 4 imputati. E assicurano che proveranno la loro innocenza. Adriano Martini, avvocato di Marco Andreani spiega: «Siamo certi di potere dimostrare che tutte le telefonate sono state caratterizzate da validi motivi istituzionali». E a questo scopo il legale aveva chiesto di ascoltare anche Marina Tongiani, dipendente della Provincia, la persona che ha ricevuto il maggior numero di telefonate da Andreani, oltre 300 nel periodo oggetto di contestazione. «È una mia collaboratrice da tempo» spiega Andreani, ma la richiesta è stata respinta dal gup. L'ex assessore si dice comunque sereno «perché ho la coscienza a posto». E proprio per questo dichiara di non volersi dimettere dalla presidenza del consiglio: «Si dimette chi ha la coscienza sporca, renderò comunque conto in consiglio, nel rispetto dell'incarico di fiducia che rivesto». Stefano Benedetti già si fa avanti e chiede le dimissioni, «almeno fino alla sua assoluzione» invitando Andreani a svolgere soltanto il ruolo di consigliere comunale. Angelo Maurizio Morelli, dopo il rinvio a giudizio, conferma la sua fiducia nella giustizia: «Ho sempre creduto nella magistratura e non cambio idea perché questa volta sono coinvolto io. Mi assoggetto al giudizio, certo che in sede processuale sarà dimostrato che non abbiamo commesso nulla». E sulle sue telefonate da Capoverde e dalla Cina, puntualizza: «In Cina nel 2007 ero in missione a mie spese: ho pagato tutto, dall'aereo all'albergo. Sono sempre stato reperibile, ho ricevuto chiamate e fuori confine paga anche il ricevente. A Capoverde ero ospite di parenti e ho fatto telefonate di lavoro». Anche Andreani avrebbe telefonato dall'estero, dall'Egitto, durante un periodo di vacanza. L'attuale presidente del consiglio, assessore all'innovazione nella giunta Neri, ribadisce che: «l'assessore è sempre al lavoro». A Sabino Antonioli sono contestate le spese per consultare il meteo e per i messaggi con cui le agenzie di stampa forniscono notizie. «Ero assessore alla cultura - chiarisce - ai grandi eventi e alla cooperazione, mi tenevo in contatto con le associazioni, avevo bisogno di sapere come sarebbe stato il tempo, per organizzare gli eventi, e dovevo conoscere quello che accade nel mondo». E in sede di udienza il suo avvocato, Alessandro Maneschi, chiarisce che sono istituzionali anche le chiamate fatte ai dirigenti dello Sdi di cui lui era referente politico nella giunta. Ma dopo la decisione del gup Antonioli commenta: «Sono amareggiato sapendo di aver lavorato bene. Ho fatto sempre chiamate istituzionali e ho piena fiducia nella magistratura». C.S.
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