Il Tirreno

Eaton, la speranza si chiama carbonio

Pucci: proposta convincente, Baldini: qualcosa si sta muovendo

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 MASSA. Clima «di speranza» ieri all'assemblea dei lavoratori Eaton per fare il punto sui risultati dell'incontro al ministero. Da Roma sono arrivate notizie positive. Un'azienda, si parla della Global Carbon Project, che opera nella filiera del carbonio, con una produzione completa dai fili al manufatto, è interessata all'area. Cerca 24 mila metri quadri di capannoni e assumerebbe 250 operai. Il suo business plan è sul tavolo di Invitalia che lo esaminerà la prossima settimana.  Notizie confermate in assemblea dal sindaco Roberto Pucci, che niente dice sull'identità delll'azienda («siamo in una fase delicata, ci hanno chiesto riserbo...») ma sembra crederci. «Sarebbe «un gran bel colpo, il settore è strategico. Il carbonio è destinato a sostituire l'acciaio; il mercato è in crescita; di aziende che si occupano del carbonio a ciclo chiuso se ne contano sulle dita di una mano; due in Giappone, una negli Usa. Ma non è ancora detto che vada tutto in porto, la partita è in mano a Invitalia».  E sulla novità ci sperano anche sindacati, istituzioni e lavoratori. «Di illusioni ce ne siamo fatte tante in questi mesi - dice Marco Battistini, segretario Fim - e ci auguriamo che questa proposta, ben valutata dal sindaco, che, va detto, ci è sempre stato vicino, sia diversa dalle altre e soprattutto più rapida nel concretizzarsi».  «Qualcosa si sta muovendo, ed è positivo. Anche se non c'è niente di concreto», commenta Paolo Baldini, assessore provinciale.  Presente anche il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, a confermare l'unità tra Carrara e Massa sulle questioni del lavoro. Ma Zubbani aggiunge una nota polemica: «Se le istituzioni dessero ad Nca la stessa importanza che danno a Eaton, saremmo fortunati».  E il progetto Ecoplant? «Ribadiamo che ad oggi non è arrivata da ministero nè da Invitalia alcuna comunicazione sul nostro progetto industriale», fa sapere Giorgio Dell'Amico che rappresenta il consorzio. «Ecoplant non era a Roma - aggiunge - non perchè ha rinunciato, ma perchè gli enti non hanno ancora definito le forme di finanziamento necessarie per una concreta re-industrializzazione dell'area Eaton».

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