Italia
Vasca di colmata in porto, 27 indagati
Cristiano Meoni
L'accusa: è una discarica abusiva. Sott'inchiesta anche i presidenti di Carrara e Spezia
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LIVORNO. I fanghi scavati nel porto sono rifiuti e dunque la vasca di colmata è una "discarica abusiva". Si basa su quest'assunto l'indagine che la Procura della Repubblica ha concluso, dopo una lunga istruttoria da parte del Noe, il nucleo ecologico dei carabinieri, e che vede indagate 27 persone. Tra questi vi sono i presidenti delle Autorità Portuali di Livorno Roberto Piccini, di Carrara Luigi Guccinelli e di La Spezia, Cirillo Orlandi, il responsabile dell'Arpat di Livorno Fabrizio Righini, dirigenti dell'Authority (Campana e Motta), imprenditori (Tito Neri, Loriano e Pasquino Zambernardi, Giuseppe Abate). Il reato. Ieri mattina agli indagati è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini. Il reato per cui si procede è la «realizzazione e gestione di una discarica non autorizzata», così come normato dal comma 3 dell'articolo 256 del decreto 152, più altri reati ambientali disciplinati dallo stesso testo. Una violazione, si legge nell'avviso, compiuta «al fine di trarre un illecito profitto»: un risparmio sui costi di smaltimento «indicativamente compreso tra un minimo di 164 milioni e un massimo di oltre 369 milioni di euro». L'inchiesta. L'area dove sono stati conferiti i fanghi scavati dai fondali del porto si estende per 300mila mq dietro la Darsena Toscana. L'inchiesta del Noe era scattata dopo che si era scoperto che i fanghi derivanti da quindici operazioni di dragaggio nel porto, stoccati inizialmente sulla darsena petroli, erano stati sversati nella "vasca di colmata". Le analisi su un campione di fanghi avevano rilevato la loro pericolosità, andando a configurare la colmata come una "discarica". Una discarica peraltro abusiva - secondo gli inquirenti - poichè le sostanze non erano state trattate come rifiuti pericolosi. Per questo motivo era stata prima sequestrata un'area interna alla vasca (il 12 febbraio 2007) e poi, rigettata una prima istanza di dissequestro presentata dall'Autorità Portuale, l'intera vasca (il 1º dicembre 2008). Il riesame. Successivamente il tribunale del Riesame aveva dissequestrato l'intera vasca, accogliendo le motivazioni dell'Autorità Portuale. Il Riesame aveva stabilito che il «presupposto che i fanghi derivanti dalle operazioni di dragaggio dei fondali portuali abbiano sempre e comunque natura di rifiuto» non era «fondato». Richiamando sia la legge 296 del 27 dicembre 2006 sia il decreto del ministro dell'ambiente del 7 novembre 2008. Le accuse. L'indagine della Procura è andata comunque avanti ed è approdata alla conclusione. Ventisette persone sono state indagate per avere realizzato e gestito «una discarica non autorizzata e comunque con autorizzazioni improprie in relazione all'attività effettivamente svolta». I conferimenti di «fanghi, sedimenti e materiale di risulta di attività di demoilizione e costruzione» è cominciato nel 2001 e prosegue tuttora. Nel periodo preso in esame (2006-2009) sono stati depositati nella vasca di colmata 455mila metri cubi di materiali». Adesso gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive, dopodichè il pubblico ministero - Antonella Tenerani, che ha sostituito Carla Bianco - deciderà se archiviare le posizioni o chiedere il rinvio a giudizio.
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