Il Tirreno

Ecco a chi conviene il regolamento

Ecco a chi conviene il regolamento

Sono tre i consiglieri che avrebbero dei vantaggi dalla variante adottata

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 MONTIGNOSO. C'è un dossier esplosivo sulla variante al regolamento urbanistico.  Perché in quei fogli accuratamente spillati e suddivisi in cartelline, vengono evidenziate e mostrate in modo analitico le presunte anomalìe dello strumento di programmazione edilizia adottato dal consiglio comunale il 31 marzo scorso, e dal Tirreno già anticipate in parte il 17 aprile scorso.  I consiglieri che quella sera erano in aula, e che con il loro voto determinante hanno contribuito all'approvazione della delibera pur non potendo esprimersi - sulla base delle normative di legge perché obbligati ad astenersi - sarebbero tre, come già anticipato nell'articolo del 17 aprile. Non votarono - uscendo dall'aula - Gianni Lorenzetti e Massimo Poggi. Da qui il caos nel Pd.  Tre che avrebbero visto cambiare favorevolmente, con il regolamento adottato la situazione di terreni riferibili a parenti stretti e affini. Cambi consistenti, considerando il mercato immobiliare di una zona di pregio come il territorio comunale di Montignoso.  Nei precedenti articoli avevamo messo in evidenza il caso fino a quel momento conosciuto abbastanza in dettaglio, di un importante consigliere comunale che ha visto scorporare da un comparto destinato ad albergo, un terreno su cui insistevano due manufatti e intestato alla madre. Due manufatti che, con gli incrementi possibili grazie agli standard del nuovo regolamento (garage, addizione edilizia) potranno agevolmente trasformarsi in villette di 100-120 metri quadrati; calcolate 5-6mila euro al metro quadrato, e ne escono circa un milione di euro di valore.  Ma nel dossier ora si esaminano in modo analitico anche i benefici che sarebbero stati ricevuti da altri due consiglieri comunali, sempre del Pd: uno riguarda la destinazione d'uso del terreno della madre e della zia di uno di essi, nella zona di via Acqualunga: su 2.300 quadrati di proprietà, inizialmente seminativi irrigui arborei, si permette ora di costruire per 360 metri quadrati, a fronte della cessione di 300 metri quadrati di pubblici parcheggi e di 450 di verde pubblico (più altri 400 di viabilità); 360 metri sono comunque 4 appartamenti da 90 metri quadrati, non male rispetto a un orto, seppure grande, di partenza...  L'altro, sarebbe relativo a un appezzamento più ampio e frazionabile, riconducibile ad affini (cugini, a quanto risulta, prozii) del secondo consigliere comunale, circa 6.100 metri quadrati, che fino alla mattina del 31 marzo aveva destinazione servizi, in via Debbia Nuova. Dopo il voto a cui ha contribuito anche l'affine, si potrà costruire per un totale di 1.200 metri quadrati, altezza massima 7 metri, dei quali 900 residenziali e 300 commerciale-direzionale (negozi o uffici); occorre anche cedere parcheggi pubblici per 500 metri quadrati, e verde pubblico.  Ma insomma, ci si può stare: 10 appartamenti da 90 metri quadrati, più negozi e uffici, se messi a reddito rendono decisamente bene. Tutto nero su bianco nel dossier, con visure catastali e indicazioni dettagliate.  Il punto chiave è questo: senza il voto dei tre consiglieri Pd al centro del dossier, la variante non sarebbe stata adottata: quel 31 marzo i voti a favore furono 12 su 21 aventi diritto; senza quei 3, sarebbe stata una bocciatura clamorosa. Ma il nodo è che, come ricordava nelle settimane scorse anche Alberto Nardi Perna, segretario comunale Pd, l'articolo 78 del testo unico sugli enti locali (D.Lgs. 276/2000) obbliga gli amministratori (si intendono consiglieri comunali, assessori, ecc), ad astenersi dal partecipare alla discussione e alla votazione di delibere che riguardano interessi propri, o di loro parenti o affini entro il 4º grado ovvero quando in materia urbanistica, vi sia una correlazione diretta fra il contenuto della deliberazione e gli interessi di parenti o affini entro il quarto grado.  Insomma, sulla variante c'era il rischio di un ricorso al Tar. Ma adesso con la convocazione dei professionisti il 26 maggio per ridiscutere il regolamento (sarà presente anche l'assessore all'urbanistica Giorgio Coli) potrebbe cambiare tutto. Anche perché c'è chi chiede, per ora in via informale, di sapere quale sia stata la ratio che ha portato allo scorporo di quella porzione di terreno nell'aria fra via delle Pinete, via Giuseppe Artigiano e via Tassoni.

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