Il Tirreno

Lucio Bianchi si trova in carcere da più di un mese. I suoi legali pronti a chiedere i domiciliari

Usura, spuntano nuove vittime

I magistrati Rossella Soffio e Federico Manotti e il colonnello della gdf Giuseppe Autuori
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I magistrati Rossella Soffio e Federico Manotti e il colonnello della gdf Giuseppe Autuori

Imminente il nuovo interrogatorio del commerciante arrestato

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 MASSA. È in carcere, alle Sughere, da più di un mese Lucio Bianchi, l'imprenditore del marmo arrestato a metà aprile con l'accusa di usura dalla guardia di finanza. L'uomo è in attesa del secondo interrogatorio con il pm Rossella Soffio, poi i suoi legali - gli avvocati Umberto Prisco e Alessandro Silvestri - probabilmente avenzaranno la richiesta dei domiciliari.  Ma ci sono delle novità in vista, perché dopo l'interrogatorio di Bianchi da parte del pm Rossella Soffio la guardia di finanza ha iniziato a fare degli accertamenti su quanto detto dall'imprenditore finito in cella. E dagli accertamenti stanno arrivando i risultati sperati: l'uomo non aveva prestato denaro soltanto ai due imprenditori che lo hanno poi denunciato.  I tassi applicati a queste altre persone sono più bassi. E soprattutto per riscuotere il denaro Bianchi non è arrivato a minacciarli come ha fatto con le due vittime che si sono poi rivolte alle forze dell'ordine.  Ma quante sono le persone che si erano rivolte al commerciante del marmo? Impossibile dirlo perché la finanza tiene la bocca chiusa, dicendo soltanto che presto ci saranno delle novità. Prima però il pm Soffio dovrà sentire ancora una volta Bianchi.  Proprio in preparazione di questo nuovo interrogatorio gli avvocati Prisco e Silvestri stanno cercando di far ricordare tutti gli episodi che possono essergli contestati a Bianchi. «Vogliamo che prenda coscienza che anche un piccolo prestito che gli ha fruttato poche decine di euro al mese e che lui ritiene insignificante può essergli contestato dalla procura», spiega Silvestri.  I due legali aspettano la convocazione del pubblico ministero da qualche giorno: «Il nostro cliente è in carcere da più di un mese, ha dimostrato di voler collaborare e vogliamo che completi quanto ha già esposto al magistrato nel primo interrogatorio - continua Silvestri -. Attendiamo solo di essere convocati».  Dopo il secondo round dell'interrogatorio gli avvocati che difendono Bianchi chiederanno i domiciliari per il loro assistito. E visto come si sta comportando con gli inquirenti non dovrebbe esserci neppure l'opposizione del sostituto procuratore Soffio.  Gli è stato sequestrato ogni suo avere il commerciante di marmo e quindi non può più reiterare il reato (senza soldi non può prestare nemmeno un euro), l'inquinamento delle prove è sorpassato (tutti gli elementi di accusa sono già stati acquisiti) e il pericolo di fuga non sussiste (l'uomo sapeva di essere indagato, visto che era stato avvisato da un finanziere amico suo, ma non è scappato).  Un rammarico però c'è. Nessuno ha collaborato spontaneamente né con la guardia di finanza né con la procura: nessuna vittima - o presunta tale - si è presentata spontaneamente dagli inquirenti raccontando di avere avuto a che fare con il commerciante. Le persone sentite in queste settimane al comando provinciale delle fiamme gialle sono quelle che aveva indicato l'indagato e un paio che sono saltate fuori grazie al lavoro della gdf. L'impressione però è che ce ne siano delle altre e che le loro identità potrebbero spuntare grazie al nuovo interrogatorio di Bianchi. Anche se il dubbio degli inquirenti è un altro: l'arrestato operava da solo oppure godeva di coperture economiche. E se godeva di coperture economiche chi gliele forniva?

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