Sicurezza
Negozi, guerra delle promozioni
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CONTRARIA. La titolare di Matricole contesta le promozioni Commercianti divisi su sconti fuori stagione: rovinano il mercato
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MASSA. È la guerra tra commercianti. È la conferma che la crisi c'è e fa sentire pesantemente i suoi effetti. Da una parte ci sono quelli che, per reggere il mercato, puntano sulle vendite promozionali, dall'altra, quelli che resistono, convinti che vendere sotto costo in piena stagione rovini la piazza, riduca i guadagni. E leda i clienti, quelli che magari un paio di giorni prima del via alle vendite promozionali hanno comprato e lo hanno fatto a prezzo pieno. I negozi che hanno scelto di percorrere la strada degli sconti sono parecchi.In prima fila i commercianti che vendono abbigliamento per bambini. I negozi per i più piccoli sono molti e qualcuno ha avviato la vendita promozionale per cessazione dell'attività o (vedi Valentino) perché preferisce concentrarsi su altri settori merceologici, e gli altri li hanno seguiti a ruota. E c'è chi chiede al Comune regole severe e controlli capillari. Federica Bertoni, titolare di Le matricole in via Cavour, alle vendite promozionali dice "no". A lei si associa la collega Stefania Quaglia, proprietaria di La nuvola, in via Guidoni. «Sono anni ormai che facciamo i conti con le promozioni - raccontano - ma il fenomeno non ha mai assunto queste dimensioni. Sono a Massa dal' 96 - puntualizza Stefania - e non è mai stato così difficile lavorare e far quadrare i conti. Anche perché Massa è fuori dai circuiti commerciali e incapace di attrarre clienti con un alto potenziale economico. E con gli sconti - è la loro conclusione - non si può andare avanti». Perché se il cliente può contare sul ribasso fin da maggio, non comprerà mai a prezzo pieno. Per questo le due commercianti chiedono al Comune di fare la sua parte. Tutta colpa delle liberalizzazioni. A dire il vero, però, l'amministrazione può far poco. Perché le vendite promozionali (diverse da sconti e liquidazioni) sono state liberalizzate. Il che significa che ciascun negoziante, senza darne comunicazione agli uffici comunali, può inaugurarle quando vuole. A due condizioni però: che non metta in sconto i capi stagionali nei trenta giorni precedenti i saldi (obbligatori nei periodi stabiliti dalla Regione) e che esponga il prezzo originario, con l'indicazione della percentuale di ribasso. Tutto in regola, quindi. Anche se la valutazione va fatta sull'opportunità: perché non c'è dubbio che le vendite promozionali, quando sono tante, come in questo periodo, diventino un chiaro segnale di crisi del settore. Crisi del resto confermata dai dati. Un settore in sofferenza. Alberto Lazzarelli, titolare dell'omonimo negozio, in viale Eugenio Chiesa, non fa promozioni. Del resto, a chi vuol risparmiare, lui propone acquisti nei suoi due outlet (tra cui il nuovo temporary outlet di viale Democrazia). Lazzarelli non ha dubbi: «La promozione non premia. È vero che il momento è difficile e le vendite, causa anche il brutto tempo, cominciano adesso, ma le promozioni non avvantaggiano. Lavoriamo allora sul prezzo, tanto vale abbassarli se poi si deve ricorrere ai ribassi». Non soltanto, per Lazzarelli anche il periodo di saldi (previsto quest'anno dal 7 luglio al 7 settembre) è troppo lungo. «Basterebbero 15 giorni, forse un mese». Insomma, i commercianti in tema di crisi e di possibili soluzioni non sono sulla stessa lunghezza d'onda. Non guerra aperta, ma visioni diverse. Un segnale inequivocabile: tirare avanti è sempre più dura. C.S.
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