Il Tirreno

Vede la maglia del Duce e chiama il 113

Luca Pretazzini parla con gli agenti davanti al negozio che vendeva le magliette con il volto di Mussolini
◗
Luca Pretazzini parla con gli agenti davanti al negozio che vendeva le magliette con il volto di Mussolini

Le t-shirt erano sugli scaffali di Ciao-Ciao. Sono state rimosse

2 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. Quando ha visto quelle magliette esposte sugli scaffali come nulla fosse Luca Pretazzini, esponente dei Carc, non voleva credere ai suoi occhi: t-shirt nere con una stampa sul davanti che non lasciavano dubbi alle intenzioni. Due le possibilità per i clienti del negozio Ciao Ciao: il faccione di Benito Mussolini e la scritta credere, obbedire e combattere oppure l'aquila che artiglia il fascio littorio e la scritta boia chi molla. Simboli fascisti, insomma. Immagini che danno fastidio a prescindere, figuriamoci a uno dei Carc. Pretazzini a quel punto ha parlato con una impiegata chiedendo di ritirare le maglie. Lei però si è detta contraria alla rimozione, «anche perché ci sono anche le t-shirt di Che Guevara». Risposta che a quel punto ha fatto arrabbiare ancor di più Pretazzini: «Mussolini era un dittatore, Che Guevara no. Mussolini è il simbolo del fascismo e in Italia esiste il reato di apologia del fascismo. Quelle magliette dovete toglierle, punto e basta». L'impiegata a quel punto ha minacciato il ragazzo di chiamare le forze dell'ordine. Lui, per nulla intimorito, le ha risposto per le rime: «Chiamo io il 113». E così ha fatto. All'arrivo della pattuglia della polizia l'impiegata si è decisa a chiamare il responsabile del negozio. L'uomo è stato più morbido della sua dipendente e si è fatto passare Pretazzini al telefono: «Ci scusi per quello che è capitato - gli ha detto -. Ritireremo subito quelle maglie è stato soltanto un malinteso». E le t-shirt sono spartite da quegli scaffali.  Il giovane esponente dei Carc, quando ha ottenuto quello che voleva, è uscito dal locale e si è intrattenuto con gli agenti della pattuglia intervenuta dopo la sua chiamata. Per il momento ha deciso di non presentare denuncia: qualche giorno di riflessione. «La mia intenzione - dice al Tirreno - era soltanto quella di far cessare la vendita di quei simboli fascisti. Ci sono riuscito e tanto mi basta». Poi spiega perché è entrato nel negozio: «Nessuna segnalazione, credetemi. Volevo soltanto comprare qualche capo di abbigliamento. Quando ho visto la faccia di Mussolini su quelle t-shirt non ho potuto fare altro che protestare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze