Il Tirreno

McCarthy: ecco perché la grande cacca

McCarthy con moglie e assistente e sopra, con la manager Francesca Nicoli
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McCarthy con moglie e assistente e sopra, con la manager Francesca Nicoli

«Molti nascondono le cose sconvenienti, e io ne faccio una scultura»

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 CARRARA. Ha l'aria di un tranquillo signore americano in vacanza, in realtà è uno dei più quotati e importanti artisti al mondo, ed è proprio lui, il re dei dissacratori, che sta facendo realizzare negli storici studi Nicoli la "maxi-cacca" in travertino che, insieme all'operazione Craxi-Mazzini, sta facendo discutere moltissimo della prossima Biennale. Arrivato ieri, Paul McCarthy ripartirà stamani.  Ma perché proprio una grande-cacca?  «Prima di tutto - risponde McCarthy in inglese, la manager degli studi Nicoli, Francesca Nicoli fa da interprete - si tratta comunque di una scultura, e quindi la forma, se vogliamo, non rappresenta solo la cacca (l'artista usa un'espressione più cruda, ndr) ma anche una forma che, in astratto, contrasta con le forme classiche che di solito sono oggetto della scultura. Nella sua immagine di cacca, l'ho scelta perché la società di oggi tende un po' a nascondere le cose sconvenienti, le rimuove, e io invece ne faccio una scultura».  Dissacrante, feroce soprattutto con la società americana benpensante, dopo la parentesi carrarese Paul McCharty sarà a Milano, dove giovedì prossimo inaugurerà "Pig Island - L'isola dei porci" con la Fondazione Nicola Trussardi a Milano.  Agli studi Nicoli era accompagnato dalla moglie, Karen, e da Amy Baumann, assistente.  Altre domande al grande artista.  Perché proprio a Carrara una grande-cacca?  «Non è che Carrara se la meriti in particolare. Certo, è una forma un po' choccante, lo ammetto».  Perché il travertino e non il marmo?  «Semplice - ribatte McCarthy - per il colore più somigliante all'oggetto scelto. È un colore che uso spesso, fra l'altro. Il marmo però mi piace, e in futuro non escludo di utilizzarlo».  Soddisfatta Francesca Nicoli: «È da tempo che stavo cercando un contatto con Paul McCarthy, uno dei più grandi artisti al mondo. È stato fantastico che proprio nello stesso periodo sia stato cercato da Fabio Cavallucci per portarlo alla Biennale di Carrara, e ringrazio il curatore della Biennale per avere fatto accelerare questa nostra collaborazione». M.B.

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