Proteste
I sequestri della Forestale svelano un problema diffuso di mancato rispetto della legge Galasso
Abusi, rischiano in migliaia
Claudio Figaia
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La Forestale mette i sigilli a uno dei fabbricati ritenuti abusivi Concessioni edilizie rilasciate nonostante i vincoli
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MASSA. Potrebbero essere centinaia, forse migliaia (in provincia e in tutta la Toscana) i fabbricati "fuorilegge" per mancato rispetto di vincoli paesaggistici connessi alla legge Galasso. Il caso dei nove immobili sulle colline di Carrara, Massa e Fosdinovo a cui la Forestale, su ordine della Procura di Massa ha messo i sigilli nei giorni scorsi, apre un problema che riguarda un numero imprecisato ma senz'altro elevato di costruzioni nel nostro territorio (e non solo il nostro, a quanto pare). Una questione complessa e spinosa, che scaturisce da un classico (e preoccupante) esempio di incertezza della legge. Il fatto è che molti proprietari di immobili e terreni hanno nel corso degli ultimi ottenuto dal Comune l'autorizzazione a edificare (o ristrutturare) in zone sottoposte al vincolo della legge Galasso, "storica" norma del 1985 che vieta la edificazione in prossimità delle coste marine ma anche (a 150 metri) di fiumi e corsi d'acqua minori. Cioè: l'amministrazione civica non ha rilevato la sussistenza di tale vincolo e ha dato il suo sì. Sulla base di questa autorizzazione, i proprietari hanno iniziato la loro attività. Scoprendo solo adesso con il sequestro da parte di Forestale e procura, di essere (forse) fuorilegge. Di non avere cioè rispettato quel vincolo. «Ma come, io ho l'autorizzazione del Comune a costruire, perché mi sequestrano il fabbricato?», si domandano i titolari dei terreni. Domanda legittima. Ma perché il Comune non ha verificato l'esistenza di tale vincolo? Perché - citiamo il caso più eclatante, quello del bed & breakfast inserito nel Piuss, ma la fattispecie vale anche per altre realtà - quando il Comune ha rilasciato il titolo edilizio (nel 2007), sia la legge Galasso sia il "Codice del paesaggio" che nel 2004 ha riconfermato quelle limitazioni, esistevano da tempo. Quel che non esisteva e che, in parte, non esiste tuttora, è il recepimento di tale norma nei piani e negli strumenti urbanistici di Comuni, Provincia e Regione. Spiega la vicesindaca Martina Nardi: «La legge Galasso rimanda la classificazione delle zone sottoposte a vincolo alla definizione di una lista che è stata più volte aggiornata nel corso degli anni. Una lista che non è sempre recepita dagli strumenti urbanistici della Regione a cui Comuni devono attenersi». Risultato? Per i tecnici di palazzo civico quei vincoli "non risultano". O meglio: si sa che esistono dal momento che sono nelle carte del nuovo Piano strutturale, che non è però ancora in vigore, ma "non risultano", ad esempio, nella cosiddetta scheda ecografica del terreno su cui appaiono tutti i vincoli (paesaggistici, ambientali, demaniali militari ecc.) a cui una determinata zona è sottoposta. Poi succede - è successo in questi giorni - che, magari su segnalazioni più o meno interessate, la magistratura si mette in moto. Sequestrando fabbricati e terreni. Ma quanti sono i casi di questo genere? E come si può uscire da questa impasse? «Le situazioni di questo tipo - stima Martina Nardi - possono essere tantissime. Pensiamo a quanti canali e fossi ci sono sul territorio massese e non solo in zona collinare». Il che aggiunge un problema al problema: se i casi sono tantissimi, il rischio è che solo alcuni vengano scoperti e perseguiti, creando disparità tra i cittadini. Quanto alla soluzione possibile, la vicesindaca dice: «È necessario un coordinamento con la Regione e con gli stessi organi di controllo per arrivare a un quadro condiviso. Per il Comune le concessioni rilasciate sono regolari. Per la Forestale e la procura ci sono vincoli non rispettati. Occorre trovare un'interpretazione univoca della questione e in questa direzione ci stiamo già muovendo con incontri tecnici con i funzionari della Regione». L'impressione è che di abusi paesaggistici si sentirà ancora parlare a lungo.
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