Toscana
«Sì al porto turistico ma fatto bene»
◗
PROFESSORE. Pierluigi Aminti E la foce del Lavello Per il professor Aminti tutto dipende da come sarà realizzato
3 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI MASSA. Questa volta del porto turistico non se ne parla per le manovre di grandi gruppi imprenditoriali o per l'opposizione di ambientalisti e associazioni di categoria. A spendere qualche parole su quello che sarà il nuovo scalo turistico è Pierluigi Aminti, ingegnere marittimo all'università di Firenze. Un nome noto da queste parti per la collaborazione offerta, con il collega Enzo Pranzini, al progetto antierosione. Ma il professor Aminti si occupa di mare a 360 gradi. E non può quindi escludere dal suo orizzonte il porto turistico. Se il suo non è un "no" secco, senza dubbio non suona come un "sì" incondizionato. Perché tutto ruota intorno alle modalità con cui sarà realizzato il progetto. A Marina, per l'assemblea del gruppo nazionale per la ricerca sull'ambiente costiero, Pierluigi Aminti racconta di essersi a vario titolo occupato del porto turistico a Marina di Carrara dai primissimi anni' 80. «Nel 1982 - ricorda - sono stato interpellato per la prima volta e già si parlava di realizzare lo scalo al Lavello». Ventotto anni dopo non solo l'argomento è d'attualità, ma scalda gli animi. E Aminti è ancora sulla notizia, come si dice. Tanto che sarebbe stato contattato recentemente dall'amministrazione per un parere. E il professore si è presentato davanti alla commissione consiliare per l'ambiente e ha parlato chiaro: «Tutto dipende da come sarà realizzato». Lo stesso Aminti ha contribuito in qualche modo alla scelta del Lavello come sito. «Tra la fine degli anni' 90 e i primi anni 2000 sono stato contattato, ho riconosciuto che il Lavello era il punto in cui la presenza del porto avrebbe avuto il minore impatto sulle dinamiche costiere». Poi aggiunge una precisazione, pesante: «Ma questo non vuol dire che, qualsiasi sia il porto, i danni siano pari a zero». Perché l'impatto della nuova struttura dipende da come sarà costruita. Le variabili, tecniche e specialistiche, sono parecchie, ma il professore chiarisce tentando di semplificare per chi di ingegneria idraulica non ne sa nulla: «Da valutare soprattutto le dimensioni e l'estensione in mare». Insomma, quanto è grande e quanto sporge rispetto alla linea di costa. Un altro aspetto importante, secondo Aminti, è il coordinamento dei progetti in ballo: l'eventuale ampliamento del porto commerciale e la realizzazione di quello turistico. «L'intervento che inizierà prima - chiarisce - potrebbe condizionare l'altro, quindi è fondamentale che procedano insieme. Il Ministero dell'Ambiente ha bocciato il primo piano regolatore portuale che prevedeva l'ampliamento - ricorda - con osservazioni ragionevoli». Ora se un nuovo ampliamento sarà definito, dovrà procedere di pari passo,con la progettazione prima e la realizzazione poi, dell'approdo turistico. Poi un'ultima osservazione da Aminti, senza alcuna polemica: «Le infrastrutture vengono realizzate troppo lentamente, servono anni, ma i paesi emergenti sono molto più rapidi e quindi altamente competitivi». C.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
