Sicurezza
Alessio Castelli (Fiom)
«C'è un attacco a chi tutela i lavoratori»
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MASSA. «Non si può rivesciare la responsabilità delle parti». Alessio Castelli, segretario provinciale di Fiom Cgil torna sul caso del lavoratore indagato dalla Barsanti, rimanda alla magistratura il compito di stabilire chi ha commesso iregolarità, ma difende il ruolo del sindacato «che oggi - dice - viene attaccato perché tende ad impedire pratiche poco rispettose delle regole». Barsanti Macchine, sostiene poi, «ha raccontato una versione dei fatti frammentaria. Ha chiesto giustificazioni al lavoratore in malattia perché una "telefonata anonima" lo segnalava fuori casa durante le fasce consentite dalla legge. È bene fare chiarezza: il rapporto di lavoro si basa su regole di reciproco rispetto, scambiando salario con prestazione lavorativa; se questo è, non comprendiamo come si possano chiedere giustificazioni fuori dal rapporto di lavoro, a meno che non ci si senta feudatari». In secondo luogo, «l'azienda dice di aver richiesto giustificazioni al lavoratore e di non averle ottenute. In realtà il lavoratore ha chiesto di essere sentito al suo rientro in azienda: Barsanti ha fissato autonomamente un termine perentorio per sentirlo in presenza di un sindacalista di fiducia, dopodiché ha inviato al lavoratore un'ulteriore lettera di contestazione piena di nuove accuse di malafede circa il suo stato di salute, asserendo che tutto nasceva da una "telefonata anonima". Sinceramente non crediamo che un anonimo si prenda la briga di seguire i lavoratori della Barsanti. Su questo il giudice dovrà stabilire la verità». Ancora: Castelli contesta la Barsanti quando dice che il lavoratore mandava certificati dal lunedì al venerdì per poi rimandarli il lunedì seguente: «Non corrisponde a verità». Poi, il contrattacco: «Il lavoratore è da anni rappresentante sindacale, ha subito già pressioni dall'azienda, da tempo è in causa per un demansionamento, da operaio specializzato è stato spostato a un lavoro di livello inferiore; ed è stato anche sanzionato perché chiedeva una temperatura più idonea (mancano i riscaldamenti alla Barsanti, in inverno ci sono 7 gradi in officina). E come rappresentante alla sicurezza, chiedendo spesso miglioramenti delle condizioni di lavoro. Allora vien da pensare che alla dirigenza certe cose disturbano e che da qui nasca la questione». Infine: «L'assenteismo non è protetto dal sindacato, potremmo fare l'elenco di casi di licenziamento per giusta causa per cui il sindacato non ha fatto un'ora di sciopero. Se oggi difende questo operaio è per difendere i diritti di chi onestamente e correttamente fa il suo lavoro. Se così non fosse, l'azienda avrebbe il diritto di sanzionarlo per non rispetto del contratto, senza doversi inventare retroscena falsati».
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