Sicurezza
Assenteismo, scontro sui certificati
Claudio Figaia
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Carlo Manfredi presidente dellOrdine dei medici e la Barsanti Il presidente dell'Ordine dei medici: ma c'è chi lavora anche se non è guarito
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MASSA. Dietro lo scontro tra Barsanti Macchine e le organizzazioni sindacali (Fiom in prima linea) sul caso del dipendente assente per malattia e scovato a preparare le nozze della figlia, c'è un conflitto di ordine più generale. Quello sull'assenteismo nelle (poche) fabbriche di dimensioni medie o medio-grandi del territorio apuano. "Tassi di assenza per malattia superiori alla media, in qualche sacca clamorosamente alti", accusa Assindustria. "Niente vero: a parte pochi isolati casi che non fanno media nè testo, le assenze sono assolutamente normali", replica il sindacato. Nel conflitto si ritrovano coinvolti anche i medici, accusati a mezza voce dalla parte imprenditoriale di rilasciare certificati di malattia "disinvolti" se non addirittura compiacenti. Carlo Manfredi, presidente dell'Ordine dei medici di Massa Carrara non raccoglie le provocazioni, ma spiega, dal punto di vista dei medici, come la questione sia complessa e delicata. «Occorre distinguere - dice il dottor Manfredi -: da una parte ci sono le certificazioni per assenze di lunga durata. Che sono dovute a patologie evidenti e facilmente verificabili. Chiaro che se il medico diagnostica una malattia e poi risulta che il paziente non ce l'ha, che i sintomi non ci sono, commette un reato. Ma non mi sembra esistano casi di questo genere». Diverso, prosegue, il caso di certificati rilasciati per pochi giorni. «In questi casi siamo spesso di fronte a sintomi soggettivi, poco obiettivi. Se un lavoratore si presenta al suo medico lamentando un mal di testa o un malessere generale non è che il sanitario può prescrivergli una Tac per riscontrare il disturbo. No, sulla base del rapporto di fiducia con il paziente, firma un certificato medico». Del resto, Inps e datori di lavoro dispongono dello strumento delle visite fiscali, effettuate da un medico "terzo" per accertare le condizioni del malato. Inoltre,, dice ancora il dottor Manfredi, bisogna anche tener conto che «la prognosi clinica non coincide con l'abilità al lavoro. Mi spiego: un mal di schiena può essere compatibile con un'attività di ufficio, meno con quella di un operaio al tornio o addetto allo scarico delle merci». A completare il quadro, il presidente dell'Ordine aggiunge un altro significativo elemento: «I lavoratori delle micro imprese artigiane tendono a tornare al lavoro quando ancora non sono completamente guariti e a trascurare i sintomi che accusano pur di non perdere una giornata. Perché, credo, temono di perdere il posto e si sentono più responsabilizzati. I dipendenti delle aziende più grandi, invece, tendono ad avere un altro atteggiamento...». Comunque, chiude Manfredi, «noi medici capiamo i datori di lavoro che si lamentano per le assenze. Ma non dimentichiamo che in questa zona ci sono lavoratori che muoiono, ancora oggi, per le conseguenze di una vita lavorativa in condizioni rischiose e insalubri».
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