Il dolore
Baldassari vuole collaborare
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Baldassarri dopo linterrogatorio negli uffici della Mobile Oggi interrogato l'uomo arrestato per l'omicidio di Arif
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AULLA. Dopo aver tenuto la bocca chiusa negli uffici della squadra mobile, questa mattina Sauro Baldassari, l'uomo di 53 anni accusato di aver ucciso il marocchino Mohammed Arif, 31 anni, racconterà la sua verità nell'interrogatorio di garanzia davanti al pm Rossella Soffio e al giudice Giuseppe Laghezza. La posizione di Baldassari si è aggravata e il suo avvocato, Riccardo Ragusa, lo ha convinto a raccontare al sostituto procuratore titolare dell'indagine che cosa è avvenuto in quella lite che è costata la vita ad Arif. Il problema, per l'arrestato, sarà spiegare che non aveva intenzione di uccidere. Ma non sarà facile perché il consulente della procura Mirella Gherardi nella premessa della sua relazione (i dettagli si conosceranno soltanto tra 60 giorni), che ha comunicato al pm Soffio, ha stabilito che la coltellata inferta sul torace del marocchino è stata letale perché ha reciso un'arteria causando un'emorragia che ha provocato un versamento di tre litri di sangue. Gherardi, sempre nella sua premessa, ha però specificato che l'arma utilizzata - un coltello - non era di grandi dimensioni. Il problema semmai è la forza usata per affondare la lama. Proprio sull'arma del delitto verterà una parte dell'interrogatorio di garanzia che si terrà questa mattina a Massa. Il pubblico ministero Soffio chiederà dove è finito il coltello perché non è ancora stato ritrovato. Se lo ha nascosto dovrà consegnarlo agli inquirenti, se lo ha gettato via l'arrestato dovrà dire dove. Ma non solo. Il pm vorrà sapere dove ha passato la sua breve latitanza. E soprattutto da chi è stato aiutato nella sua fuga. È certo che Baldassari dopo aver colpito Arif - quasi sicuramente senza essere consapevole del decesso dell'extracomunitario - si è rifugiato a Massa. Ma dove ha dormito? E perché ha scelto proprio Massa, aveva paura della vendetta di qualcuno? Punto da accertare questo perché potrebbe chiarire finalmente i motivi della lite finita nel sangue. Per ora sembra che dietro ci sia un debito di poche centinaia di euro, ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro perché il vero movente lo conoscono in due (la vittima, che ormai non può più parlare, e Baldassari, che finora è rimasto a bocca chiusa). L'accusa di omicidio volontario pesa come un macigno sul destino di Baldassari, ma il fatto che abbia deciso di collaborare potrebbe aprire nuovi spiragli. Intanto la squadra mobile, guidata da Enrico Tassi, si gode il successo. Gli agenti erano sulle tracce del fuggitivo e lo stavano arrestando, quando è arrivata la telefonata dell'avvocato Ragusa che comunicava l'intenzione del suo cliente di costituirsi. Le manette infatti sono scattate in un bar di Marina, dove il responsabile della mobile Tassi aveva fissato l'appuntamento. Gli agenti hanno bruciato sul tempo i carabinieri, che stavano seguendo un'altra pista.
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