Il Tirreno

Marchio del marmo impallinato, ma l'iter va avanti

C.C.
Una veduta delle cave nei bacini marmiferi carraresi Il settore lapideo apuano attende da anni un marchio
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Una veduta delle cave nei bacini marmiferi carraresi Il settore lapideo apuano attende da anni un marchio

Marchetti: critiche nel comitato di distretto, favorisce soprattutto l'escavazione

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 CARRARA. Bocche storte nel comitato di distretto, sul marchio del marmo illustrato ieri da un rappresentante Uniocamere per conto della Camera di commercio per la quale era presente anche Antonio Forti; per Assindustria c'erano il presidente Alessandro Caro e Paolo Borghini.  «Il progetto - ha poi riferito alla commissione mamro comunale Nicola Marchetti (che aveva partecipato al tavolo per conto del Comune) - è stato impallinato, perché secondo le opinioni emerse, favorisce più che altro l'escavazione, configurando un distretto minerario». Perplessità sarebbero state sollevate dai sindacati, e non solo.  «E' anche vero che senza il distretto non esisterebbe neppure il marchio», ha aggiunto Marchetti, spiegando alla commissione comunale che tale marchio «Marmo di Carrara» (che ha anche un logo e che deve essere depositato dal consorzio costituito da poco più di una decina di aziende locali), può indicare il marmo estratto dalle nostre cave, o anche il marmo estratto e lavorato in loco. «E' un marchio collettivo geografico», ma secondo le critiche che sono state mosse nel comitato di distretto, non garantirebbe a sufficienza la lavorazione in loco e quindi la filiera.  Il rappresentante per il settore marmo, di Assindustria, Paolo Borghini conferma quanto era stato annunciato dal consorzio presieduto da Alessandro Caro: ci sarà uno stand del consorzio nella Fiera Marmotec. «Se si può migliore il marchio, lo miglioreremo, - dice Borghini - ma l'iter va avanti, indietro non ci torniamo».

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